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    November 21

    20 novembre 07

    8 e 07 di un martedì mattina di metà novembre.
    Il cielo grigio e l'aria gelata preannunciano quanto meno una spruzzatina di neve.
    Parcheggio l'auto, scendo e mi incammino.
    Vedo l'edificio: le pareti fresche di pittura stonano un po' con il cielo di oggi.
    Tiro un po' su il bavero del cappotto, e infilo dentro la testa: non mi aspettavo facesse così' freddo oggi.
    Oltrepasso il cancello.
    "Obitorio. Orario di apertura feriali 08.00-12.00, 14.00-18.00"
    Spalanco la porta, uno sbuffo d'aria calda mi investe in pieno volto, come un gancio destro.
    Scuoto la testa. Proprio non me lo aspettavo.
    Saluto con un cenno del volto l'infermiere all'accoglienza e tiro dritto verso l'ascensore, come se fosse una cosa naturale, come se lavorassi lì da anni.
    Entro nell'ascensore. Piano -2.
    Si spalancano le porte.
    Le pareti colorate di un grigio quantomai triste, mi danno il benvenuto.
    Mi incammino attraverso il corridoio.
    "Camera ardente 1..2..3..4..5".
    Eccomi arrivato.
    Apro la porta.
    Ed eccola lì, sdraiata su un lettino in ferro, nel suo vestito anch'esso di un grigio tenue..Per fortuna ho deciso di mettere un maglioncino bianco oggi, penso.
    Di fianco a lei un signore della stessa età, all'incirca.
    E' strano, penso. Nel giorno della tua partenza ti trovi sdraiato a fianco di qualcuno che non conosci, che non hai mai visto.
    Poco male, penso, alla fine davanti alla morte siamo tutti uguali, siamo tutti identici.
    Prendo una sedia e mi accomodo.
    La stanza coperta da una vernice lilla non aiuta certo a pensare ad altro; l'assenza di mobili e di qualsiasi accessorio d'arredo ti danno proprio l'idea di un luogo di passaggio, di una sorta di purgatorio moderno.
    La guardo.
    Sembra che dorma.
    Penso allora che è proprio vero allora, che nella vita siamo niente, che non contiamo assolutamente niente.
    Ora ci sei, ora non più.
    Basta niente.
    Basta un attimo, un istante.
    E non ci sei più.
    E ti ritrovi lì, quel corpo vuoto disteso su un freddo lettino d'acciaio, bocca e culo tappati per non fare uscire quello che hai dentro, rosario in mano e vestito della festa.
    Il corpo senza vita è come una scatola vuota a cui hai tolto il contenuto: non serve assolutamente a niente.
    ..
    No.
    Io non voglio finire così.
    Piuttosto la cremazione.
    E la dispersione.
    In mare magari.
    Per non finire mai quel viaggio che ho iniziato da vivo.
    Per continuare a navigare verso Itaca anche quando quella scatola sarà ormai vuota.

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