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October 16 Il prezzo della LibertàVe lo siete mai chiesto..Qual’è il prezzo della libertà? Qual’è il prezzo della libertà che ogni giorno ci gustiamo? Quanto è costata quella libertà di cui oggi gli uomini di potere si riempiono la bocca, senza comprenderne spesso il significato stesso della parola? Eh? Quanto? Ve lo siete mai chiesto? Qual’è il prezzo della mia libertà? .. Io me lo sono chiesto nei giorni scorsi, quando sono riuscito finalmente a realizzare un mio sogno: visitare i luoghi dello sbarco in Normandia, visitare quelle spiagge che il 6 giugno di 64 anni fa hanno cambiato la storia del mondo. .. Bassa Normandia, località di Colleville, un paesino di poche anime ad un centinaio di chilometri da Caen, la città più popolosa del nord della Francia: un paesino come tanti altri che compongono la Normandia, regione di un fascino stupendo e di una natura praticamente incontaminata. Sparuti gruppi di case in assoluto stile nordico, contendono pochi metri quadrati ai campi di mais, orzo e cereali della zona: la vera ricchezza della regione. Un paese come tanti altri, se non fosse per quella lunga spiaggia, che sembra quasi prolungarlo verso il mare, facendolo scivolare in esso. .. Nebraska, Località di Omaha, città di quattrocento e rotti mila abitanti, in uno dei più anonimi stati degli Stati Uniti, città natale di Marlon Brando. .. Nove mila, trecento e ottanta sei croci di marmo bianco, tutte girate verso Ovest, verso casa.. .. Che cos’hanno queste tre cose in comune? Da cosa cavolo potranno mai essere legate uno sperduto paesino nel piovoso nord francese, un’anonima cittadina americana, nove mila trecento e ottanta sei croci di marmo bianco?.. La risposta è semplice: insieme a tanti altri luoghi, e a tante altre croci dello stesso tipo, di un segno o di un altro, di un materiale o di un altro, tengono in vita la nostra libertà, ogni giorno. .. Credete che quei ragazzi, della nostra stessa età, si siano mai chiesti in quei giorni, in quegli anni, se fosse stato giusto morire così, guardare in faccia alla morte da così tanto vicino al punto di essere trascinati via con essa? La risposta sta nelle parole di quelle che, dalla morte, si sono strappati via. Sta negli occhi dei reduci che camminano attraverso le croci di Omaha Beach, cercando un loro amico, un loro conoscente, uno che era al loro fianco quel giorno. Quelle croci sono lì a ricordarci ogni giorno qual è il prezzo della libertà. E solo camminandoci nel mezzo, passandoci attraverso, sfiorandole, immergendosi nel rispettoso silenzio di quel luogo sacro, si può capire quale sia quel prezzo, e quanto alto sia. Volevano morire quei giovani? Non credo proprio. Ma sono morti. Per i nostri nonni, i nostri padri, per noi, i nostri figli, i figli dei nostri figli e così via. Sono morti per quella libertà di cui oggi troppo spesso ci dimentichiamo. Sono morti per quella libertà che sempre più spesso è data per scontata. Che oggi, sempre più spesso, è calpestata e muore assieme a loro. E’ quello il prezzo della libertà?.. Provate un po’ a chiedervelo.
November 23 Un giorno di pioggiaScende.
Lenta e silenziosa.
Spengo la luce e resto in silenzio.
Il suo ticchettio sul tetto
mi mette allegria.
E' vita che scende,
che avvolge il mondo,
che penetra nella terra.
E' succo di vita.
Un brivido.
Sorrido.
E rinasco.
Sono ancora vivo. November 21 20 novembre 078 e 07 di un martedì mattina di metà novembre.
Il cielo grigio e l'aria gelata preannunciano quanto meno una spruzzatina di neve.
Parcheggio l'auto, scendo e mi incammino.
Vedo l'edificio: le pareti fresche di pittura stonano un po' con il cielo di oggi.
Tiro un po' su il bavero del cappotto, e infilo dentro la testa: non mi aspettavo facesse così' freddo oggi.
Oltrepasso il cancello.
"Obitorio. Orario di apertura feriali 08.00-12.00, 14.00-18.00"
Spalanco la porta, uno sbuffo d'aria calda mi investe in pieno volto, come un gancio destro.
Scuoto la testa. Proprio non me lo aspettavo.
Saluto con un cenno del volto l'infermiere all'accoglienza e tiro dritto verso l'ascensore, come se fosse una cosa naturale, come se lavorassi lì da anni.
Entro nell'ascensore. Piano -2.
Si spalancano le porte.
Le pareti colorate di un grigio quantomai triste, mi danno il benvenuto.
Mi incammino attraverso il corridoio.
"Camera ardente 1..2..3..4..5".
Eccomi arrivato.
Apro la porta.
Ed eccola lì, sdraiata su un lettino in ferro, nel suo vestito anch'esso di un grigio tenue..Per fortuna ho deciso di mettere un maglioncino bianco oggi, penso.
Di fianco a lei un signore della stessa età, all'incirca.
E' strano, penso. Nel giorno della tua partenza ti trovi sdraiato a fianco di qualcuno che non conosci, che non hai mai visto.
Poco male, penso, alla fine davanti alla morte siamo tutti uguali, siamo tutti identici.
Prendo una sedia e mi accomodo.
La stanza coperta da una vernice lilla non aiuta certo a pensare ad altro; l'assenza di mobili e di qualsiasi accessorio d'arredo ti danno proprio l'idea di un luogo di passaggio, di una sorta di purgatorio moderno.
La guardo.
Sembra che dorma.
Penso allora che è proprio vero allora, che nella vita siamo niente, che non contiamo assolutamente niente.
Ora ci sei, ora non più.
Basta niente.
Basta un attimo, un istante.
E non ci sei più.
E ti ritrovi lì, quel corpo vuoto disteso su un freddo lettino d'acciaio, bocca e culo tappati per non fare uscire quello che hai dentro, rosario in mano e vestito della festa.
Il corpo senza vita è come una scatola vuota a cui hai tolto il contenuto: non serve assolutamente a niente.
..
No.
Io non voglio finire così.
Piuttosto la cremazione.
E la dispersione.
In mare magari.
Per non finire mai quel viaggio che ho iniziato da vivo.
Per continuare a navigare verso Itaca anche quando quella scatola sarà ormai vuota. October 06 Kamarina, 06 ottobre 2007Non è per niente semplice, dopo quasi tre anni di aridità interiore, ritrovarsi di colpo catapultati in un mondo che non si conosce più, in un qualcosa che sembra più grande di noi.
Chiamatelo amore o chiamatelo come volete, il concetto è sempre lo stesso: lo evitiamo, cerchiamo di stargli alla larga, di evitarlo, ma quando meno te lo aspetti ti risalta addosso, e per levartelo fai una gran fatica.
Anche perchè, diciamocelo chiaramente, alla fine quella copertina addosso ci sta anche bene, stiamo bene circondati da quel calore che ci risveglia dal tepore invernale.
Sarà l'età che inizia ad avanzare, sarà che a questa persona, giorno dopo giorno, mi sono legato sempre di più; sarà perchè erano anni che non stavo così bene, sarà perchè ho trovato una persona maturia con cui confrontarmi, e una pazza scatenata a cui piace divertirsi; sarà perchè ormai mi riesce sempre più difficile trovare una persona che mi interessa, sarà perchè arriva un giorno in cui ti svegli, ti strofini le mani e inizi a chiederti che cavolo devi fare della tua vita.
Sarà tutto questo, ma non riesco più a vivere un rapporto con una persona con l'incoscenza di qualche anno fa.
Soprattutto quando penso che fra qualche settimana ci separeremo e poi, chi lo sa. Lei nella sua nazione, io nella mia.
Solo allora sapremo quanto, quello che abbiamo costruito, sarà servito
E qui vi chiedo un consiglio, a chiunque voglia dire la sua: è giusto continuare un rapporto, una storia, quando sai che gli ostacoli da superare vanno anche al di là delle tue possibilità?
Sareste capaci voi di rivoluzionare la vostra vita, di cambiarla totalmente, di mettervi in gioco completamente per inseguire un amore?...
L'amore, croce e delizia...
D'altronde, come diceva Shakespeare, "E che cos'è l' amore, se non una pazzia mite, un' amarezza che soffoca, una dolcezza che da sollievo?"
Buon cammino a tutti
Lale February 22 Le giornate, aspettando la partenza, passano veloci, e ricche in avvenimenti ed emozioni.
Fra tre settimane ad oggi, avrò chiuso le mie valigie e quasi sicuramente sarò da qualche parte a bere qualcosa con i miei soci e con i miei amici, l'ultima sera prima di un'altra lunga lunga assenza.
Questi mesi sono trascorsi veloci.
Mi sembra ieri quel 11 di novembre quando partivo da Kamarina.
Mi sembra di ieri la tristezza di lasciare un luogo a cui mi sono affezionato, e tante tante persone con cui ho condiviso otto mesi a strettissimo contatto.
Mi sembra di ieri quella paura di perderle quelle persone, quella paura di "e chissà ora dove mi ritroverò", quell'incertezza che ti si apre davanti quando lasci una strada ben asfaltata per prenderne una sterrata e impervia.
Mi sembra di ieri, però, anche quella gioia di tornare nei luoghi dove sono cresciuto e dalle persone che amo.
...
Sono scivolati via questi quattro mesi, veloci come un fiume scorre nel suo letto.
Sono passati in fretta come delle nuvole bianche in un paesaggio montano.
Ed ora, ora sono qui a pensare a questa esperienza che mi si riapre davanti.
Tornare a Kamarina sarà come tornare nella casa al mare, d'estate, con tutti gli amici e le persone a cui vuoi bene che ti aspettano lì.
Con questo lavoro qui ho capito che una persona è quasi costretta a crearsi una, due, mille personalità in base a quanti posti si sta.
Quando passi otto mesi nello stesso posto, è normale che si creano legami che vanno al di là del mero rapporto di lavoro, della semplice esperienza di vita.
Si creano legami forti, che oltrepassano distanza, tempo, e scelte di vita.
Si creano legami sinceri e solidi, che quattro mesi di distanza non possono cambiare come una duna di sabbia nel vento del deserto.
Uno, nessuno e centomila, diceva Pirandello.
Questo lavoro mi ha fatto capire quanto i rapporti, le amicizie, quelle vere, quelle con la A maiuscola, possano durare nonostante tutto e tutti.
Sono sicuro che quando rincontrerò quelle persone, fra qualche settimana, sarà la stessa cosa di quel 11 novembre.
Sarà come se il tempo si fosse fermato là, a quelle strette di mano, agli abbracci, alle lacrime, alle strette al cuore per la probabilità di non vedersi più.
Sarà come ricominciare ancora, con più gusto, con più vigore, con rinnovate emozioni.
Sarà come avere una seconda chance, di rivivere tutto quello che non siamo riusciti a cogliere la prima volta.
E nella vita, di seconde chance, ne capitano veramente poche. Capita, talvolta, che per quanto cerchi di dare il meglio di te stesso alle persone, non ci riesci.
Altre volte, invece, capita che parlando di esperienze vissute in prima persona con la convinzione di aiutare qualcun altro, grazie a quello che si è passato sulla propria pelle, si passa per "il dispensatore di consigli universali".
Capita, ancora, di perdere ancora del tempo a chiedersi dove si è sbagliato a comportarsi con certe persone.
La risposta non c'è.
E' che, comunque vadano le cose, se uno, sempre nel rispetto degli altri, si comporta com'è, è trasparente, non ha niente da nascondere, di certo non sbaglia mai.
Può sbagliare modo, quello si.
Ma non può sbagliare ad essere sè stesso.
Certo, con la maggioranza delle persone oggi bisogna fingersi un qualcosa che non si è, per farsi voler bene, per farsi accettare e apprezzare.
Spesso, e ne conosco sempre di più, si finge anche a sè stessi.
Ecco, tante volte, quando si cerca di aiutare qualcuno, in cambio si ricevono solamente tante belle palate di merda, una in fila all'altra, no stop.
Tempo fa, mi sarei spostato da quella merda, avrei girato le spalle, e me ne sarei andato.
Oggi fa ancora male sentirsi dire certe cose, specie quando la prima cosa che pensi è che cavolo avrai mai fatto per meritartele.
Oggi davanti a quella merda, sto iniziando a prendere in mano un ombrello, ad aprirlo, e a starmene lì tranquillo.
Ancora non ho pienamente completato la mia metamorfosi, ma perlomeno sto iniziando a prendere coscienza di dover farlo.
Non perchè sia migliore degli altri, attenzione, no. Questa soddisfazione non ve la darò mai, quella di diventare degli ipocriti, egocentrici e finte vittime come voi, quello mai.
Questo perchè ho preso coscienza di chi sono, e di come voglio vivere la mia vita.
A chi sta bene, tanto meglio.
A chi non sta bene...OMBRELLO, grazie...
January 29 In questo periodo mi sono successe un po' di cose che mi hanno fatto capire quanto e come sono cambiato negli ultimi anni, quanto la vita e le mie esperienze passate, mi abbiano formato e modellato.
Mi ritrovo spesso a pensare ad esperienze che ho vissuto, come se non mi appartenessero, come se mi fossero state raccontate da altri che le hanno vissute.
E ancora più spesso mi trovo a pensare come mi sarei comportato qualche anno fa.
Sono "invecchiato" su tante cose, devo ammetterlo.
Anche se parecchie persone ancora, anche di quelle che più mi stanno vicino, mi considerano superficiale e spesso ancora immaturo, senza sapere quanto questo mi ferisca, mi tengo tutto questo dentro, senza esternarlo.
La vita che ci è stata donata e che ogni giorno consumiamo allo stesso modo di una fiamma che consuma la candela, mi ha permesso di comprendere quanto sia importante sorridere, sempre, e soprattutto far sorridere quelli che ci stanno vicino.
Tutto passa con un sorriso.
Qualsiasi cosa, più o meno bella che sia, passa se la si prende con qualcuno che, al nostro fianco, ci aiuta a superarla, che ci abbraccia con un caldo sorriso.
Ed è per questo che quando penso a come, di fronte a certe situazioni, mi sarei comportato cinque o sei anni fa, mi viene da sorridere.
Perchè mi sono trovato in un periodo che quel sorriso che avevo stampato in faccia, era un sorriso di circostanza.
Perchè, ancora oggi, di fronte ad alcuni comportamenti che ho avuto nel passato, mi vergogno.
Ma, alla fine, penso che senza quei comportamenti non sarei quello che sono oggi.
Per carità, anche oggi sono lontano dall'essere un concentrato di moralità, non lo sarò mai, e neanche mi auguro di diventarlo, vorrebbe dire non avere più stimoli per crescere.
E anche se, mio malgrado, non ho ancora capito cosa voglio da questa vita, o meglio, cosa vuole questa vita e Colui che la governa da me, perlomeno ho iniziato a capire cosa non voglio da questa vita, e a tenermi lontano da cose che mi darebbero un bene fisico nell'immediato, ma un dolore spirituale immediatamente dopo.
E continuerò su questa strada.
Costi quel che costi.
A costo di sentirmi dare del superficiale solo perchè cerco di strappare un sorriso a qualcuno.
A costo di sentirmi dare dello stupido perchè non voglio vivere certe esperienze che so già che non hanno un futuro.
A costo di sentirmi dare dell'ipocrita quando dico che preferisco ascoltare che essere ascoltato.
A costo di sentirmi dare dell'idealista quando parlo di relazioni vere.
Babbo Natale è passato da poco, lo so.
Ma se oggi fosse il 24 dicembre, a Gesù Bambino chiederei una memoria che mi permetta di registrare ogni singolo istante e momento della mia vita, ogni secondo di questo mio splendido viaggio che, malinconicamente, giorno dopo giorno, mi avvicina alla meta finale.
La verità è che, del cammino che ho percorso e delle persone che mi hanno accompagnato e che oggi non ci sono più, io, semplicemente, ne sento già la mancanza. December 19 Pace
Serenità
E Noi
Il cielo
I sassi sotto di me E Noi
La natura
Ludovico
E Noi
Una macchina fotografica
Un accenno di neve
E Noi
Un libro di Pessoa
Un quaderno di appunti
E Noi
I miei pensieri
Le mie paure
E Noi
Seduti accanto
Io
E Tu, Padre
December 12 Tante cose vorrei dire,
tante cose vorrei esprimere,
tanti dubbi vorrei fugare.
Basta parlare, che ci vuole?...
Ma è sempre più difficile
mettersi in gioco,
specialmente quando sai già
che quella che stai combattendo
è una guerra già persa,
e quindi non ne vale la pena...
Ma...
Guerra persa?!?...
Non ne vale la pena?!?...
Chi lo dice?
Io.
Io che lo penso
e che lo scrivo,
e che sono il primo a
non credere in me stesso.
Tante sono le difficoltà,
è vero.
Ma tante cose dovrei dire
tanti sentimenti dovrei esprimere.
Sentimenti nati così,
dal nulla.
Come nasce un'oasi nel deserto.
Un fiore tra le sterpaglie.
Un sorriso nel pianto. Ti dico: fai del bene .
Perchè? Che cosa ci guadagni?
Niente , non ci guadagni niente.
Nè soldi , nè amore , nè rispetto ,
forse nemmeno la pace della mente .
Forse non guadagni
niente di tutto ciò.
Allora perchè dico:
fai del bene?
Perchè non ci guadagni niente.
Vale la pena farlo per questo.
Fernando Pessoa December 10 Saper amare è un dono
Amare è donarsi.
Dono e donarsi.
Ricevere e dare.
Non c'è niente di più bello
che Amare qualcuno
senza condizioni di sorta,
senza imposizioni,
senza doveri,
senza obblighi,
ma amarlo,
così,
senza alcun dubbio di sorta,
senza pensarci,
senza accorgersene.
Una vita trascorsa
senza aver Amato qualcuno
dal profondo del proprio cuore
è una vita sprecata inutilmente,
gettata via,
senza alcun rispetto
per sè e per gli altri.
Amare è forza e debolezza.
Ma è proprio nell'Amore
che troviamo la forza
per superare le nostre debolezze.
Amare è Vita.
Amare è amicizia.
Amare è rispetto.
Amare è gioia.
Amare è darsi agli altri
senza alcun ritegno,
fino all'ultimo respiro
che si ha in corpo.
Amare è regalarsi,
senza pretendere
nulla in cambio.
Amare, insomma, è sentirsi Vivo,
senza l'obbligo di sentirsi amati. December 06 Tiago AnunciadaChe cos'è l'amore,
se non un diritto-rovescio in pieno volto,
un getto d'acqua fresca
in una calda domenica d'agosto,
un'agrodolce morsa allo stomaco,
un tramonto in riva al mare,
un'alba in alta quota,
un lancio nel vuoto,
il canto dei grilli in una notte d'estate,
un cielo stellato,
il silenzio della neve che cade?
Che cos'è l'amor
se non una dolce e
persistente contraddizione?
Che cos'è l'amore?
Dirvelo vorrei,
ma onestamente non riesco.
Perchè da troppo tempo
non sento nè i grilli cantare,
nè la morsa nello stomaco,
e nemmeno vedo albe e tramonti.
Per questo,
posso solamente dirvi
che cos'è un uomo senza l'amore.
Uno spartito senza note.
Inutile.
Tiago Anunciada, Sonetti November 29 L'esperienzaAlla fine, comunque, capisci che le persone su cui veramente puoi contare, le puoi proprio contare sulle dita delle mani.
E se le mani sono due, devi ritenerti già strafortunato.
Le altre, sono persone con cui condividi un istante del tuo viaggio verso Itaca, sono persone che incontri sulla nave, sulla strada, in un mercato, in un bar, con cui condividi solo dei momenti, e niente di più.
D'altra parte, se non le avessi conosciute, non avresti avuto modo di crescere e arricchirti, e sicuramente, raggiungeresti Itaca un po' più povero.
Tutte le persone che incontriamo, che conosciamo, ci danno modo di crescere, di evolverci.
Diceva qualcuno che chiamiamo "esperienza" le cose negative e brutte che ci succedono nella vita.
E' vero solo in parte, secondo me.
Le cose negative formano la pellaccia, quella scorza che ci facciamo addosso per la paura di ricascarci un'altra volta.
Ma quella curiosità che è insita in ognuno di noi, quella smisurata fiducia nel mondo, fa sì che, alla fine, in quello che ci ha fatto male, ci ricaschiamo.
Questa è l'esperienza, secondo me.
Il voler provare, a noi stessi, che il mondo ci dà sempre un'altra possibilità. Sta a noi coglierla, e sfruttarla nel miglior modo possibile.
Per crescere, questa volta sì, la nostra esperienza.
E per giungere, un giorno, comunque esperti, ad Itaca.
Perchè anche solo l'arrivare, ad Itaca, vuol dire che quel viaggio l'hai fatto.
Che quindi sei cresciuto.
Che non sei stato fermo ad aspettare la vita.
Che, in fondo, senza il viaggio per Itaca, non avrebbe avuto senso vivere. November 13 Il punto della situazioneL'altro giorno mi sono sentito dire da un socio, che sembro proprio indeciso sul mio domani, su quello che voglio faree...
CHI, IO?!?!?!....
No, dai...
No, la cosa non è semplice affatto.
So cosa voglio fare, so il lavoro che mi piace, purtroppo non posso farlo dove mi piacerebbe farlo, e cioè qui.
Non posso farlo non perchè non ne abbia le capacità o la voglia, ma perchè non trovo l'opportunità, perchè altre persone non me la danno.
Questo è il punto chiave.
E' solo un giorno che sono a casa.
Di certo mi sono accorto che non rimpiangevo il traffico, il grigiore del tempo e, perchè no, delle persone.
No, sicuramente non è quello che rimpiango quando sono in giro.
Però, quello che mi sono accorto, anche solo oggi, è che quello che mi manca di più è la quotidianità, quella di fatte di cose semplici, ma VERE.
Il calore e l'affetto dei tuoi cari, le telefonate con i soci per organizzare i fine settimana e le serate, le uscite con gli amici veri, quelli che non ti scordi mai e che vorresti sempre vicino...
Questo si.
Questo mi manca.
Ed è proprio per questo che so cosa voglio fare.
E di certo non è il nomade a vita.
Mi auguro di poterlo fare in fretta.
Voglio mettere le radici.
Un ritorno agli affetti.
Un ritorno alle origini. November 04 Alla fine...Non sembra vero neanche a me ma, alla fine, siamo arrivati. Mi accingo, in questi giorni, a giungere a quest’ennesima stazione del mio viaggio. Una stazione importante; una stazione attesa, una stazione fondamentale, un crocevia importante per tutto quello che sarà il mio viaggio. Durante il mio viaggio per arrivare a questa stazione, sono molte le cose successe, molte le persone incontrate, molti i ricordi di più ancora i ricordi che di questo viaggio mi porto dentro. Un viaggio, quello per arrivare a questa stazione, lungo, faticoso, ma che mi ha dato tanto, in tutti i sensi. Come in tutto il mio viaggio percorso fino ad oggi, ho cercato di prendere il più possibile lungo il percorso, cercando di lasciare per strada solamente il superfluo; ovviamente non ho la certezza di esserci sempre riuscito: molte sono le volte che non ho potuto o, meglio, voluto, prendere qualcosa, e sicuramente molte altre sono le volte che, non accorgendomi, ho tralasciato qualcosa lungo il mio percorso. Come in tutti gli istanti di questo mio viaggio, ciononostante, ho sempre cercato di essere me stesso, non sempre riuscendoci, ma avendo la consapevolezza di non voler apparire mai come un qualcosa che non sono, come un Ale diverso da quello che si conosce. Ed ora, che sto per giungere a questa nuova stazione, un altro bivio mi si pone davanti. Un bivio che implica una scelta non semplice. Un bivio tanto atteso quanto temuto. Un bivio che, comunque, implicherà una svolta nel mio viaggio. La logica direbbe che non esiste scelta, che è una sola la scelta giusta. Il cuore, invece, sta nel mezzo, sospeso. Non è facile scegliere, non è semplice. Non sono mai stato abituato a pensare a cosa avrei fatto da grande, non sono mai stato abituato a pensare ad un lavoro con continuità. E, nemmeno ora che ci sono dentro, mi sono ancora reso conto che, alla fine, sono già diventato “un po’ grande”. Questo perché, probabilmente, non sono mai stato così fortunato da trovare qualcosa che mi piacesse davvero. E, ora che finalmente l’ho trovato, ancora non mi sono ben reso conto di averlo tra le mani. Non è certo semplice per tutti quei motivi che ormai sono arcinoti ma, alla fin fine, è arrivato il momento di fare una scelta. Da un lato, penso che la mia scelta già l’ho fatta. Dall’altro, c’è la volontà di non lasciarsi sfuggire quello che, da qualche anno, è un mio grande obiettivo. Quindi, alla fine, penso che qualche sacrificio, grande o piccolo che sia, vada fatto. Ogni persona che mi sta vicino, d’altro canto, ha scelto, volente o non, una sua via, una sua strada da percorrere. C’è chi ha scelto la più semplice e chi, invece, la più difficile. Non giudico nessuno, non l’ho mai fatto, e di certo non inizierò a farlo ora. Vorrei invitare solamente coloro per cui qualcun altro ha scelto al loro posto, quelli della pappa imboccata, i signori del “mi accontento”, ad aprire un po’ gli occhi e a guardarsi dentro. Permettetemi, per una volta, di essere un po’ superbo se Vi dico che sono sicuro che, in fondo a Voi, nascosto da strati di perbenismo, di pappine imboccate e di tanto tanto egocentrismo e finta sicurezza in sé stessi, troverete di certo quel senso della vita che, Vostro malgrado, avete perso; quella voglia di sottrarsi agli stereotipi della vita, di crearsi un “sé” che vada al di là del giudizio degli altri, quell’anticonformismo che Vi permette di non accontentarsi di quello che Vi è stato imposto come giusto, quella voglia di cercare quello che realmente è giusto per sé stessi e per quello che, Vostro malgrado, sarà il Vostro viaggio. Beh, ho una notizia per lorSignori: quella voglia che, con il passare degli anni è rimasta sepolta da strati e strati di imboccate, sarà la Vostra GABBIA. Sarà la Vostra BARA. Sarò la Vostra TOMBA. Ed allora mi scuserete se, a 25 anni, non ho ancora voglia di morire. October 20 Hasta Zamora. siempre.Penso sia importante nella vita non prendersi mai troppo sul serio. Una buona dose di ironia, e soprattutto autoironia, ci aiuterebbe a prendere questa vita già di per se seria e monotona, in un altro modo. Già, questa vita. Questa pazzerella vita. Oggi, come dopo una pizza a cinque dita stampata in faccia, ho riaperto di colpo gli occhi. Quello che ti riserva la vita non si può mai dire, proprio mai. È da molto che non sento gli amici, i soci, quelli del manichino, degli aperitivi al buddha, quelli delle serate in auto “fino a quando benzina ce n’è”, quelli del “avanti così”, quelli del “se non puoi convincerla, confondila”, quelli della Spagna, dei sogni realizzabili e irrealizzabili, quelli delle polente in montagna. Gli amici. Quante persone ho conosciuto finora in questo mio viaggio. Quante persone hanno incrociato il mio cammino e, anche solo per un piccolo tratto, lo hanno fatto con me. Quante, invece, mi continuano ad accompagnare, nonostante tutto e tutti. Quante ancora, che non so, mi attendono lì, ignare anche loro del destino che ci unirà. Di sicuro potrò dire di sentirmi realizzato solo il giorno in cui riuscirò a prendere anche la più piccola cosa da ogni singola persona che, anche solo per un istante, “attraversa” la mia strada.
A tutti coloro che mi sono vicini, sempre e comunque, un grande grande abbraccio. Ed ora, preparatevi: la nostra ZAMORA è sempre più vicina, ne sono convinto. Chi ha orecchi per intendere, intenda. Un grande abbraccio.
Ale September 04 Pensieri e musica......Il piano di Ludovico suona...
Mi trovo qui davanti al mio blog da qualche minuto ormai, a pensare come poter fare per prendere tutti i pensieri che ho in testa, e trasformarli in frasi, il pù possibile di senso compiuto e con una certa logica .
Risultato: niente di fatto.
Ho concluso quindi che saranno le mie mani a cercare di rincorrere quei pensieri che mi vengono da dentro.
...Ancora lui, ancora Ludovico. E' pazzesco come i suoni di un semplicissimo pianoforte possano creare sensazioni così forti; se mi fermo a pensare bene, scopri che quelle che io chiamo "sensazioni forti", alla fine, non sono altro che emozioni.
Lo consiglio veramente a tutti: Ludovico Einaudi è un qualcosa di unico nel suo genere, le sue dita scorrono veloci e leggere sul pianoforte, ma si insinuano dentro di me lentamente ed in profondità, fino ad aprire quelle porte più nascoste che neanche ti ricordavi esistessero o che, più semplicemente, ti avrebbe fatto più comodo dimenticarne l'esistenza...
Credo che la sostanza sia tutto in quelle parole scritte quella mattina sul mare, su quel battello che mi allontanava da un'estate surreale, da un luogo, ahimè, indimenticabile, da una ragazza che non sentivo più mia. Mi allontanava da mesi vissuti intensamente, da altre piccole tappe del mio Viaggio. "La vita è un'esperienza", ripeto ogni giorno da quel 5 settembre di due anni fa, ormai.
Sorrido.
5 settembre.
Solo ora mi accorgo che domani saranno giusto due anni.
Sorrido. Lo so che non è una coincidenza.
Se penso a quante cose sono successe in questo lasso di tempo, mi sembra di parlare di un'altra vita.
Quante cose, quanti attimi da ricordare.
Spesso penso a quando, fra qualche anno, mi troverò a ricordare questi momenti, questi attimi: ci penso, e mi chiedo se sarò in grado di ricordare il maggior numero di cose, di emozioni, di sguardi, di brividi, di sentimenti, di sensazioni.
Chissà se sarò così bravo da tenerli tutti dentro di me e portarmeli dietro.
Allora guardo indietro a me, alla mia vita già trascorsa, per vedere quanto sono riuscito a trattenere dentro me, quanto di quello che ho passato, si è fermato in me e, in qualsiasi modo, mi ha fatto crescere, ha arricchito il mio viaggio.
...Si insinua, striscia negli angoli più nascosti, angoli che neanch'io ricordo, angoli bui, e angoli di luce, intensa, accecante, squarci come solo il raggio di sole da una finestra di una chiesa nei giorni di giugno. Scivola, dolce, sui miei ricordi. Risveglia, con i suoi alti e bassi, sentimenti lasciati lì, nell'olbio. Rispolvera, come il tocco lieve di una piuma, fotogrammi abbandonati negli abissi più profondi del nostro io...
E allora eccoli lì, momenti della mia vita, di quella vita già passata che mi sembra vissuta da un altro, o osservata in terza persona, da una poltrona dorata in primissima fila.
Eccoli lì, i ricordi e gli affetti.
Persone che sono qui con me, e persone che, mio malgrado, non ci sono più ma che, ne sono sicuro, sono ancora al mio fianco: quante domande non poste, quante cose non dette, quante occasioni perse per strappare alla morte solo un secondo in più.
Ma anche quanti insegnamenti lasciati, quanto amore ricevuto, quanti sguardi, abbracci, strette, che non si potranno mai più dimenticare.
E poi...,ti guardi intorno e vedi quante persone hai conosciuto durante il tuo viaggio.
Quante possibilità di arricchirti, di cogliere da loro anche il più piccolo insegnamento.
Persone con cui hai condiviso giornate, mesi, anni, e che ancora sono lì con te, al tuo fianco, giorno dopo giorno.
E persone che hai conosciuto anche solo per un minuto, per scambiare solamente quattro parole, un'opinione, un'idea.
Sarai stato bravo e fortunato se, da tutti, avrai colto anche solo un piccolo insegnamento.
"In ogni caso, la vita va vissuta", è vero.
Ma vivere una vita vuota, senza crescere, senza cogliere un qualcosa anche dall'essere più insignificante di questo mondo, senza provare un'emozione, un sentimento, un brivido lungo il corpo, senza dire a qualcuno quanto affetto si provi per lui, senza riuscire ad esprimere quello che si ha dentro, beh, secondo me, equivale ad essere morti. A vivere una "non-vita".
A non vivere.
...il tocco ora è lieve, cala l'intensità e la velocità, rallenta il ritmo. Tace il pianoforte. E torno a respirare. E ad accorgermi che, per fortuna, sono vivo. January 21 RONIN"...Però c'è qualcosa di più:
ti rendi conto che esiste Qualcosa oltre a te stesso
che tu hai bisogno di servire.
Se questa necessità scompare,
se la fede viene a mancare,
che cosa sei, eh?...
Un uomo senza Padrone?..." January 15 Un brividoUn brivido non è la sensazione che attraversa il nostro corpo,
ma la riprova che, riuscendo ad emozionarci anche per le cose più semplici,
stiamo vivendo davvero.
Un brivido è come ogni nostro singolo respiro:
senza di esso, saremmo morti.
Domenica 15 gennaio 2006 |
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