ALESSANDRO's profileALMA LIBREPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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November 05 04 novembre 2008Un giorno, magari fra trenta, forse quarant’anni, tenendo sulle ginocchia i nostri nipoti, potremo raccontare che noi, quel giorno, c’eravamo. Potremo raccontare che noi, quel 4 novembre 2008 sul quale la maestra li interrogherà domani, che noi quel giorno c’eravamo. Potremo raccontare con orgoglio di aver sentito la voce rotta dall’emozione di quel ragazzo di colore di quarantasei anni che ha deciso di cambiare il mondo per sempre. Si, perché alla faccia dell’ipocrisia e delle belle parole di facciata, il mondo in cui vivevamo allora, racconteremo, era ancora intriso nella stupidità e nell’ignoranza dell’odio e nella diffidenza razziale. Racconteremo allora di quel ragazzo eletto a furor di popolo, voluto non solo da un paese intero, ma da tutto il mondo, in un periodo buio come pochi altri erano stati, per ridare speranza anche a chi, con quel paese non c’entrava niente. Racconteremo anche di come ci siamo emozionati nel vedere gli occhi velati di commozione di chi, ancora incredulo di quello che ha fatto, si rendeva conto che era arrivato dove voleva arrivare e che iniziava a comprendere che il bello iniziava allora, di chi cominciava a capire le responsabilità che milioni e milioni di persone gli avevano dato, e che se non fosse stato abbastanza forte avrebbe rischiato di rimanere schiacciato da queste. Davanti alle facce, magari un po’ annoiate dei nipoti che ascoltano i nonni parlare, racconteremo con sicuro orgoglio che noi quel giorno c’eravamo, e che abbiamo visto il mondo cambiare per sempre. February 04 IL CORAGGIO DI PARTIRECe ne vuole di coraggio, al giorno d'oggi, per mollare tutto, lasciarsi alle spalle gli agi e le comodità di una vita in cui non ci manca nulla, e gettarsi alla ricerca di un qualcosa che non esiste più, di un qualcosa che ormai è solo il contorno sbiadito della nostra esistenza.
Quella natura così forte e così potente tanto da potersi permettere di restare in silenzio mentre, ogni giorno, viene maltrattata da quell'uomo che tanto gentilmente si è apprestata ad ospitare.
Di coraggio, dicevo, ce ne vuole davvero tanto, per decidere di ributtarsi nelle mani di madre natura, tanto buona quanto inospitale per noi, ormai troppo snaturati umani.
E di quel coraggio, Chris McCandless, o come meglio preferiva farsi chiamare, Alexander Supertramp, ne aveva da vendere.
Ventidue anni, appena laureato, una brillante carriera davanti, 25000 dollari in tasca, un auto e una famiglia più che agiata alle spalle.
Eppure, tutto questo, doveva essere un peso per lui.
Come un San Francesco dei tempi moderni, dona tutto in beneficenza, brucia l'auto, e con uno zaino e nemmeno un dollaro in tasca, sparisce dalla circolazione.
In poche righe, a parenti ed amici, la spiegazione di quella sua partenza, di quel suo bisogno impellente di ricongiungersi alla natura, di ritornare a vivere veramente, di raggiungere quell'Alaska che per lui rappresentava la vita vera.
Vive per circa due anni nell'Ovest degli Stati Uniti, dove vive di quello che trova, dove lavora saltuariamente in diversi posti, dove racimola qualche soldo che gli permetta di rimettersi in viaggio prima che, parole sue, possa adagiarsi e trovarsi bene in qualche luogo.
La sua sfida sta nel rimettersi in gioco ogni giorno.
La gente che incontra per strada, lo ricorda come un ragazzo riservato, gran lavoratore, col sorriso sempre sulle labbra.
In una lettera ad un suo amico di viaggio, scrive:
"C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo , dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà, non esiste niente di più devastante che un futuro certo.
Il vero nucleo dello spirito vitale di una persona è la passione per l’avventura. La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze e quindi non esiste gioia più grande dell’avere un orizzonte in continuo cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso. Non esitare o indugiare in scuse. Prendi e vai, Sarai felice di averlo fatto." E' il 1992, quando un cacciatore trova, in Alaska, un corpo in forte decomposizione all'interno di un vecchio pullman abbandonato.
Accanto al corpo, un piccolo diario e alcuni libri.
All'interno del pullman, graffiti e frasi celebri sottolineate.
Da "La felicità familiare", di Tolstoj:
“Volevo il movimento, non un'esistenza quieta, volevo l’emozione, il pericolo, la possibilità di sacrificare qualcosa al mio amore.
Avvertivo dentro di me una sovrabbondanza di energia, che non trovava sfogo, in una vita tranquilla” January 06 EUROPA E RICORDI UNIVERSITARI - di Umberto BroccoliCara la mia vecchia Europa, quante parole...Voci. Voci e parole scritte, per fissare un momento della memoria. Come è necessario. Come è bello rileggere questi copioni, dopo tempo: se vede il cambiamento, si rivivono situazioni, riaffiorano ricordi lontanissimi...Cara mia vecchia Europa. Ho ripreso un vecchio diario. Un quaderno dei tempi dell' Università. Un quaderno dove uno studente di ieri appuntava le riflessioni. Come sono lontane quelle riflessioni, e quello studente è un' altra persona rispetto all' uomo di oggi...Ho ricordato: "Chi legge ha fretta", mi diceva Massimo Pallottino, un vecchio professore dell' Università di Roma. Un professore all' antica, pronto a stracciare tesine d' esame, pagine di tesi di laurea, articoli vari, perché prolissi. Sembra una contraddizione. Quando si vuole descrivere una emozione, sembra sia necessario riempire pagine e pagine, con parole, parole, parole...Ma non è indispensabile. Uno scarabocchio, riassume molto più e molto meglio di centomila parole, mia vecchia Europa. Uno scarabocchi nervoso può essere la spia di un disagio profondo, di un amore tradito, di una passione negata, molto più di centomila poesie...Cara mia vecchia Europa: per tutto un periodo molte persone criticavano il parlare per slogan, l' uso delle frasi ad effetto, ritenendo questo una derivazione dell' affermarsi di radio e televisione. In realtà non è così. Essere stringati, essere essenziali è una caratteristica dei grandi pensatori, da sempre. In poche righe si esprime L' infinito e fa sorridere la domanda posta agli alunni, dopo il tema in classe: "quante righe hai scritto?". Come se la capacità di raccontare si potesse misurare in righe. O a misura, come la pizza a taglio. Riflettiamoci su, mia cara vecchia Europa....Talvolta scrivere tanto, riempire i fogli bianchi di parole, può nascondere la voglia di sfogarsi, di riempire i vuoti dell' anima. Per cui non si bada alle righe, perché quelle righe non bastano mai. Ma è un' eccezione esistenziale, giustificata da una mancanza, riconoscibile in una assenza. "Chi legge ha fretta", diceva Massimo Pallottino, mia Cara vecchia Europa. Ma anche chi ascolta ha fretta. Risparmiamo tempo e parole: avremo più tempo per vivere e parole per raccontarlo. November 05 Kamarina, 05 novembre 07Le settimane sono passate veloci, il tempo si sa che si accorcia quando lo si vorrebbe allungare e viceversa.
innanzitutto volevo ringraziare tutte le persone, amici, amici "virtuali" e anche qualche passante casuale che. in queste settimane, mi hanno detto la loro via messaggi, email, e sullo stesso blog. Grazie perchè le vostre parole, talvolta dure, talvolta più decise, ma sicuramente sincere, mi hanno fatto riflettere.
Beh, io una risposta a quella domanda, sinceramente non l'ho trovata.
O meglio.
L'ho trovata, ma in questa situazione non mi sembra applicabile.
Chi mi conosce sa che sono una persona impulsiva, che vive di stimoli, che agisce d'istinto. Beh, sono d'accordissimo con tutti quelli che mi hanno detto che nella vita vale la pena mollare tutto per inseguire un amore, per inseguire la vera felicità, quella che solo poche persone riescono a darci, quella luce negli occhi che solamente qualcuno riesce a trasmetterci.
Sono d'accordo con voi.
Nella vita non esiste niente che valga di più.
Ma certe volte bisogna arrendersi all'evidenza e ricordarsi che, comunque, non si è mai soli.
Per fare una coppia, che si stia parlando di carte, amici o amori, bisogna essere sempre in due.
E se l'altra carta non la pensa come la vostra, beh, allora tanto vale rendersi conto che forse, tanto giusta quella carta non era.
Ci ha dato l'illusione, forse ce lo siamo immaginati noi, forse in controluce sembrava quella giusta, ma appena distolti gli occhi dal sole, ci accorgiamo che, alla nostra carta, ci somiglia soltanto.
Oppure, ed è più probabile, abbiamo solo voluto credere che fosse la carta giusta.
Ci è servito per tirarci fuori.
Ci è servita per ricominciare a vivere.
Ci è servita per capire che non siamo morti, che stiamo ancora vivendo, che da qualche parte quella carta giusta, in realtà c'è, ed esiste veramente.
Sarà tutto questo.
Sarà che forse, è meglio crederla così, piuttosto che pensare che era la carta giusta, al momento sbagliato, nel posto sbagliato.
Pazienza.
Di certo, quella morsa allo stomaco mi mancava.
Di certo ho capito che, alla fin fine, dopo tanti discorsi, non sono cambiato.
Sono sempre lo stesso, impulsivo, che vive di emozioni..
Con una crosta bella dura intorno che mi si è formata negli anni, ma sempre lo stesso.
Un Lale bello croccante, insomma.
E allora..Niente paura, dice qualcuno..
E allora niente paura.
Ci pensa la vita.
Buon viaggio a tutti
Lale March 13 Partire
Da "Il Grande Dizionario Garzanti della Lingua Italiana": Partire = allontanarsi da un luogo per recarsi in un altro, spec. per un periodo piuttosto lungo e percorrendo distanze notevoli - separare una persona o un gruppo di persone da altre. ...
Tutto vero, ma molto molto malinconico, come spesso è il partire..
Partire, questa volta per me, ha senza dubbio un altro significato, è ritornare sulla via della mia Leggenda Personale, è ricominciare a correre verso qualcosa che mi fa stare bene e che mi piace.
E' come una salita in montagna, d'estate, sotto il sole.
E' come quell'estate del 2002, a fianco di quel mio fratello maggiore che si chiama Marco, all'epoca giovane seminarista che mi insegnava ad aprirmi occhi e cuore, ed ora Don, ma di quelli con la "D" maiuscola.
Beh, io a Marco ho sempre cercato di spiegare cosa fosse per me salire in montagna, cosa fosse per me tutta quella fatica del camminare, dell'arrampicarsi, di sudare sotto il forte sole estivo, tutto per arrivare ed ammirare tutta la valle sotto di noi.
Marco non capiva cosa intendessi, fino a quella salita durante quell'estate: una volta arrivati in cima, mi guardò e capìi che aveva capito ciò che provo ogni volta che si arriva in cima: tanta tanta gioia.
La vita è proprio come una salita in montagna: si fa tanta fatica per arrivare in cima, a volte si prende pioggia, a volte il sole, la costante è che si fa fatica; ma quando si arriva in cima, solo allora si capisce che veramente ne è valsa la pena fare tutta la fatica che abbiamo fatto per giungere fin là.
Questo mio partire è una parte di questa salita.
Proprio per questo, alle fredde parole del "Sig. Garzanti", preferisco quelle più calde di Paulo Coelho, tratte da "Manuale del Guerriero della Luce":
Tutte le strade del mondo conducono al cuore del guerriero:
egli s'immerge senza esitazioni nel fiume di passioni
che scorre sempre attraverso la vita.
Il guerriero sa che è libero di scegliere ciò che desidera:
le sue decisioni sono prese con coraggio, distacco e, talvolta,
con una certa dose di follia.
Accetta le proprie passioni, e le vive intensamente.
Sa che non è necessario rinunciare all'entusiasmo delle conquiste:
esse fanno parte della vita, e ne gioisce
con tutti coloro che ne partecipano.
Ma non perde mai di vista le cose durature,
e i solidi legami creati attraverso il tempo.
Un guerriero sa distinguere ciò che è transitorio
da quello che è definitivo.
Questo partire è una fase transitoria della mia vita.
Quello che vivrò, continuerò a condividerlo con tutte le persone con cui ho condiviso la mia vita finora.
Per questo motivo, in questo che è l'ultimo mio intervento prima degli aggiornamenti "dal fronte", vi saluto tutti e vi abbraccio, lasciandovi con il testo ed il video di una canzone di Gavin DeGraw.
I Don't Want To Be I don't need to be anything other
Than a prison guard's son I don't need to be anything other Than a specialist's son I don't have to be anything other Than the birth of two souls in one Part of where I'm going, is knowing where I'm coming from I don't want to be Anything other than what I've been trying to be lately All I have to do Is think of me and I have peace of mind I'm tired of looking 'round rooms Wondering what I've got to do Or who I'm supposed to be I don't want to be anything other than me I'm surrounded by liars everywhere I turn I'm surrounded by imposters everywhere I turn I'm surrounded by identity crisis everywhere I turn Am I the only one who noticed? I can't be the only one who's learned I don't want to be Anything other than what I've been trying to be lately All I have to do Is think of me and I have peace of mind I'm tired of looking 'round rooms Wondering what I've got to do Or who I'm supposed to be I don't want to be anything other than me Can I have everyone's attention please? If you're not like this and that, you're gonna have to leave I came from the mountain The crust of creation My whole situtaion-made from clay to stone And now I'm telling everybody I don't want to be Anything other that what I've been trying to be lately All I have to do Is think of me and I have peace of mind I'm tired of looking 'round rooms Wondering what I've got to do Or who I'm supposed to be I don't want to be anything other than me I don't want to be March 08 Tante volte mi sembra di essere una voce fuori dal coro, di fare la figura dell'illuso o di quello fuori dal mondo.
La gente spesso mi guarda come se fossi "Alice nel paese delle meraviglie", come se tutto mi andasse sempre bene o come se io prendessi tutto con leggerezza, così, come un deficiente...
E tutto questo perchè, semplicemente, mi piace la mia vita, mi piace vivere, mi piace la vita in generale.
E' semplice vivere oggi?
No.
E' facile al giorno d'oggi vivere per un ragazzo di 26 anni?
Affatto.
Ma a me sembra che a tutti faccia comodo dire che la vita è difficile e piangersi addosso.
Le difficoltà di tutti i giorni, i soldi che non bastano mai, le malattie, le discussioni, la morte stessa, sono parti, per quanto negative, della vita stessa.
E' la vita cazzo.
Non è un gioco.
E' la VITA.
Tutte queste cose negative non sono nè più nè meno "Vita" di quanto lo è l'amore, le amicizie, il volersi bene, la salute, il benessere, non solo economico ma soprattutto interiore.
Il mio unico grande difetto?...
Avere avuto la grande fortuna di avere una famiglia, ed in particolare due genitori magnifici, che mi hanno sempre insegnato a prendere la vita con il sorriso, a superare ogni difficoltà, a oltrepassare un ostacolo alla volta, tirandosi su le maniche e tirando fuori le palle, sempre a testa alta, perchè solo così si oltrepassano quei momenti e quelle situazioni che ci piegano.
Ed è grazie a loro se oggi sono circondato di persone che mi vogliono bene, che mi apprezzano per come sono, mi vogliono bene perchè sono così, e perchè non mi vorrebbero altrimenti.
La vita non è facile.
La vita non è semplice.
Ma la vita è la vita, e ne abbiamo una sola, e scappa troppo velocemente, senza che ce ne accorgiamo.
Samuel Beckett, in "Aspettando Godot", dice: "Partoriscono a cavallo di una tomba, il giorno splende un istante ed è subito notte."
Tanto vale affrontarla di petto, quindi, e con il sorriso sulle labbra di chi non si aspetta nulla, di chi vuole "solo" vivere.
Sempre.
Sapendo che non c'è dono più grande della possibilità di vivere.
Nazim Hikmet - Alla vita (1948)
La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa uno scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell'aldilà.
Non avrai altro da fare che vivere.
La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinchè vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla è più bello, più vero della vita.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant'anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perchè restino ai tuoi figli
ma perchè non crederai alla morte
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia. March 06 Mai come questo periodo, la mia camera assomiglia a quel gran rabelotto che sono io e a quell'affascinante intrigo che è la mia vita.
Non faccio in tempo a metterla in ordine, che nella pur immensa scrivania si ritaglia solamente quello spazietto per il pc e per appoggiare le braccia.
Non so, sarà che, in qualche modo, tutto questo che ho qui, non lo sento più mio, sento quasi che non mi appartenga più.
E non penso che sia solo dovuto al fatto che da qui a undici giorni esatti sarò in viaggio e che, realmente, non so più quando qui ci ritornerò.
Penso che sia dovuto anche al fatto che solamente ora, a praticamente un mese dalla mia laurea, inizio a capire che quel cordone ombelicale che mi teneva legato qui, beh, non c'è più, è stato tagliato, troncato.
Insomma, non ho più scuse.
Non che le avessi mai cercate, ho sempre cercato di vivere la mia vita dandomi da fare, senza cercare alcun alibi, senza nascondermi dietro dita mie o di qualcun altro.
Però, in qualche misura, solo ora, solamente in questo periodo, riesco a capire che veramente, qualunque strada prenderò nella mia vita, questi venti e rotti metri quadrati che sono stati la mia culla per venti e più anni, non ne faranno più parte.
Inconsciamente sto staccando tutto quello che ancora di mio c'è qui dentro, quel poco che ancora di mio c'è in questa mia camera.
Lasciare la famiglia non è mai semplice, soprattutto quando ho genitori che mi hanno dato e mi danno così tanto, senza chiedere niente indietro.
Lasciare gli amici e tutti quelli che in questi anni e soprattutto in questi mesi mi hanno dimostrato il loro affetto, tanto meno.
Però, e lo ripeterò fino alla nausea, parto con una consapevolezza diversa.
Parto.
O meglio dire, inizio.
Si, perchè per quanto fino ad oggi abbia sempre vissuto come volessi ed abbia sempre fatto quello che avevo in testa, da oggi INIZIO veramente a vivere la mia vita, senza quel cordone ombelicale, che qualche volta è stato un peso legato alle caviglie che non mi faceva spiccare il volo, ma che più spesso era un rifugio, un ancora di salvezza a cui aggrapparmi in caso di necessità.
Beh..in qualche modo il cordone resterà sempre là, a penzolare.
Tante saranno le tentazioni di prenderlo ancora, e lasciarsi trascinare per oltrepassare tutti i pericoli.
Starà a me impegnarmi fino in fondo per utilizzarlo il meno possibile, come ho sempre fatto, con quella leggerezza che mi permetterà, tuttavia, di seguire la mia strada, la mia Leggenda Personale, qualunque essa sia. February 23 Ogni piccolo passo che compiamo ogni giorno è un passo verso quell’Itaca che ognuno di noi vorrebbe raggiungere, un giorno. Ogni giorno che scorre è un insieme di esperienze e emozioni che chiudiamo dentro un bagaglio che si chiama cuore e che ci portiamo dietro ovunque andiamo. ... Come vorrei giungere ad Itaca, un giorno, scaricare il mio bagaglio e accorgermi che quel bagaglio è...incredibilmente vuoto... ... Girarmi, perso nell’incredulità, e scoprire vicino a me, con me lì ad Itaca, felici, tutte quelle persone che con me hanno percorso questo straordinario viaggio. Donare anche solo un piccolo sorriso alle persone che mi vogliono bene e mi stanno accanto: è questo il solo bagaglio che desidero aprire quel giorno ad Itaca.
January 17 IL SOGNO"...o i sogni sono accompagnati da una grande audacia, o smettono di essere sogni.
Se non siamo audaci, il che non è sinonimo di irresponsabili, se non siamo terribilmente audaci con i nostri sogni e non crediamo in loro fino a renderli realtà, allora i nostri sogni appassiscono, muoiono, e noi con loro.
Viaggiando in lungo e in largo per il mondo ho incontrato magnifici sognatori, uomini e donne che credono con testardaggine nei sogni. Li mantengono, li coltivano, li condividono, li moltiplicano."
Luis Sepulvéda, Il Potere dei Sogni
Leggendo i pensieri di un mio socio sul suo blog, è stato come svegliarsi dal tepore che mi aveva accompagnato in questi giorni: la consegna della tesi, i preparativi per essa, il rilassamento totale di questi giorni, mi aveva tolto energie e forza a quella spinta che avevo avuto dal Natale e da momenti di riflessione che mi ero ritagliato per me.
Quella paura dell'ignoto, quel timore di tuffarsi senza elastico nel vuoto, quell'umano freno ai nostri sogni che ci fa ripiombare, nostro malgrado, troppo spesso con i piedi per terra, sono stati come due schiaffi in pieno viso.
Ho riaperto gli occhi.
E mi sono fermato.
Due secondi di appannamento, per cercare di rendermi conto di cosa stava succedendo, e di cosa era accaduto.
Si, esatto.
Come quando ti risvegli da un brutto incubo, madido di sudore, nel pieno della notte.
Le parole di Marco mi hanno fatto balzare agli occhi due cose su cui riflettevo da qualche giorno, ma che cercavo di evitare, come la visita di un parente sgradito.
Non è facile mettere in parole quello che frulla dentro.
In sostanza, mi sono reso conto che, alla fine, guardo le persone che mi stanno attorno e, tutti, in questo periodo, ci troviamo in un attimo di cambiamento.
Chi "per colpa" di lavoro, amicizie, vita, amore.
Ognuna delle persone che mi stanno più a stretto contatto, delle persone a cui voglio più bene in assoluto, si trovano in un attimo di transizione, in una situazione di passaggio. Di scelta.
E solamente stasera, ho aperto gli occhi su quello che, fino ad oggi davo per certo.
Probabilmente per colpa della mia tesi, della mia università, ritenevo questi luoghi, dove sono nato e cresciuto, dove mi sono formato, dove ho condiviso ogni tipo di esperienza con persone che ritengo miei fratelli e sorelle, come centro del mondo, come cardine da cui, comunque, sarei dovuto ripassare.
E solamente stasera mi sono reso conto che non è affatto così.
La vita di ogni persona che mi è accanto, va su un binario che è differente dal mio.
Non corriamo sugli stessi binari.
Corriamo tutti si binari più o meno vicini gli uni agli altri, ma mai tutti assieme sullo stesso treno.
Ad un certo punto, però, quei binari prendono vie diverse, si separano, per non si sa quanto tempo.
Può essere per pochi giorni, pochi mesi, o qualche anno.
Ma può anche essere per sempre.
OGNUNO INSEGUE IL PROPRIO SOGNO.
Questa è la realtà.
Ogni persona è obbligata a seguire quel qualcosa in cui crede, che sente dentro.
Mi piace pensarla così.
Mi piace pensare che viviamo in un mondo dove ognuno di noi fa qualsiasi cosa in suo possesso per raggiungere il proprio sogno, e per crearsene sempre uno nuovo.
Per darsi, ogni sera, una speranza di sole per il giorno successivo.
Voglio pensare che, fra qualche anno, il binario mio e quello dei miei fratelli, un giorno si riavvicineranno, ed insieme, riguardandoci negli occhi, e ritrovandoci, sicuramente diversi, ci racconteremo delle esperienze vissute e, nuovamente, ritorneremo a crescere insieme.
Io voglio pensarla così.
E, con gli occhi colmi di lacrime, voglio sorridere pensando a quel giorno.
Dopotutto, anche questo è un sogno. January 10 Ci sono momenti del viaggio in cui, finalmente, a quella stazione, ci si arriva: si prende la valigia, si apre la porta e si respira per la prima volta la nuova aria e, a pieni polmoni, si cerca di cogliere ogni piccola particella di atmosfera.
Allora, e solo allora, si scendono le scalette, e ci si chiude alle proprie spalle la porta.
Il treno, lentamente, riparte.
Il forte stridore degli ingranaggi arrugginiti mi fa ritornare alla realtà: sono solo, su una banchina, il peso dello zaino caricato su una spalla mi ingobbisce un po'.
Mi guardo intorno.
Il paesaggio che ammiro per la prima volta mi crea dentro un vortice, un misto di eccitazione e paura.
Alla fine, penso, è tutta una vita che volevo essere qui, perchè dovrei avere paura?
Paura di che?
Del domani?
Beh, anche ieri avevo paura del domani.
Ma il domani è oggi.
E oggi sono qui.
E non c'è niente di cui aver paura.
Sorrido.
Sulla banchina solo io e il vento freddo che preannuncia un'altra nevicata.
Mi chiudo la giacca fin sotto il naso.
Sono appena arrivato a questa stazione, ma è già giunto il momento di ripartire.
Penso che se, fino ad ora, il mio cammino è stato in qualche modo segnato o comunque indirizzato da qualche paletto messo qua e là da persone che mi vogliono bene, d'ora in poi quei paletti sarò solo io a doverli spostare a mio piacimento.
Silenzio.
Ritorna quella strana sensazione di prima.
Respiro.
Una ventata improvvisa mi fa lacrimare.
Il vento.
Sorrido.
Ancora una volta mi ha risvegliato da cattivi pensieri.
E allora respiro.
Respiro quella che è un'aria nuova.
Mi incammino verso il tabellone delle partenze.
Ho solo l'imbarazzo della scelta sulla strada da prendere.
Qualunque prenderò, sarà quella giusta, ne sono sicuro.
Perchè nella scelta, non sono solo.
Alzo gli occhi.
E Gli sorrido.
No. Non sono solo.
Mi aiuterà Lui a spostare qua e là quei pesanti paletti.
Riabbasso lo sguardo.
Un altro giorno sta per concludersi.
E nella consapevolezza di non essere solo, aspetto fiducioso il prossimo che sta per arrivare.
Mi avvicino alla panchina.
Mi siedo.
Sorrido.
Silenzio.
January 02 Ben arrivato, 2007...Un bell'inizio per questo 2007.
Un 2007 iniziato alla grande.
Con un'aria diversa.
Di semplicità.
Di amicizia vera.
E di tante belle cose.
Un'aria diversa insomma.
Vedremo che anno sarà.
La carne al fuoco è davvero tanta.
Si vedrà.
Voglio iniziare quest'anno con una poesia di Neruda, che si intitola "La poesia".
Augurando, ad ognuno di voi, di trovare in questo 2007, la PROPRIA POESIA.
Di cuore
Ale
Accadde in quell'età...La poesia
venne a cercarmi. Non so da dove
sia uscita, da inverno o fiume.
Non so come nè quando,
no, non erano voci, non erano
parole nè silenzio,
ma da una strada mi chiamava,
dai rami della notte,
bruscamente fra gli altri,
fra violente fiamme
o ritornando solo,
era lì senza volto
e mi toccava.
Non sapendo che dire, la mia bocca
non sapeva
nominare,
i miei occhi erano ciechi,
e qualcosa batteva nel mio cuore,
febbre o ali perdute,
e mi feci da solo,
decifrando
quella bruciatura,
e scrissi la prima riga incerta,
vaga, senza corpo, pura
sciocchezza,
pura saggezza
di chi non sa nulla,
e vidi all'improvviso
il cielo
sgranato
e aperto,
pianeti,
piantagioni palpitanti,
ombra ferita,
crivellata
da frecce, fuoco e fiori,
la notte travolgente, l'universo.
Ed io, minimo essere,
ebbro del grande vuoto
costellato,
a somiglianza, a immagine
del mistero,
mi sentii parte pura
dell'abisso,
ruotai con le stelle,
il mio cuore si sparpagliò nel vento.
December 23 "E' necessario correre alcuni rischi,
seguire certi cammini e abbandonarne altri.
Nessuno è capace di scegliere senza paura."
Paulo Coelho December 18 La nostra vita quotidiana è bombardata da coincidenze o, per meglio dire, da incontri fortuiti tra le persone e gli avvenimenti chiamati coincidenze. [...]
Proprio in questo modo sono costruite le vite umane. Sono costruite come una composizione musicale.
L'uomo, spinto dal senso della bellezza, trasforma un avvenimento casuale in un motivo che va poi a iscriversi nella composizione della sua vita. Ad esso ritorna, lo ripete, lo varia, lo sviluppa, lo traspone, come fa il compositore con i temi della sua sonata.
Non si può quindi rimproverare al romanzo di essere affascinato dai misteriosi incontri di coincidenze, ma si può a ragione rimproverare l'uomo di essere cieco davanti a simili coincidenze nella vita di ogni giorno, e di privare così la propria vita della sua dimensione di bellezza.
Milan Kundera,
L'insostenibile leggerezza dell'essere
December 13 "Se la prese con sè stesso, ma alla fine si disse che in realtà era del tutto normale non sapere quel che voleva.
Non si può mai sapere che cosa si deve volere perchè si vive una vita soltanto e non si può nè confrontarla con le proprie vite precedenti, nè correggerla nelle vite future.[...]
Non esiste alcun modo di stabilire quale decisione sia la migliore, perchè non esiste alcun termine di paragone.
L'uomo vive ogni cosa subito per la prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena senza aver mai provato.
Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa? [...]
Quello che avviene soltanto una volta è come se non fosse mai avvenuto.
Se l'uomo può vivere solo una vita, è come se non vivesse affatto."
Milan Kundera,
L'insostenibile
leggerezza dell'essere December 11 VITACos'è quella forza che ci spinge lontano dal conforto di ciò che è familiare e ci fa affrontare le sfide, pur nella consapevolezza che la gloria del mondo è transitoria?
Credo che questo impulso sia la ricerca del senso della vita.
Per anni ho cercato nei libri, nell'arte, nella scienza, nei pericolosi o facili cammini che ho percorso, una risposta definitiva a questa domanda.
Ne ho trovate tante.
Oggi sono convinto che una tale risposta non ci sarà mai data in questa esistenza, anche se alla fine, nel momento in cui ci troveremo di nuovo dinanzi al Creatore, ci renderemo conto di ogni opportunità che ci è stata offerta.
Paulo Coelho,
Discorso di insediamento alla accademia brasiliana di lettere
November 30 A.A.Ogni volta che penso dove mi porterà questa vita, non riesco a far altro che rimanere immobile, fermo, per cercare di cogliere anche il più piccolo rumore, quel segnale che mi condurrà fino alla fine di questa mia vita, alla felicità.
Ma che cos'è la felicità, se non un'idea, una percezione che ci creiamo del nostro vivere in questo mondo?
La felicità non è raggiungere uno scopo o un obiettivo.
No.
La felicità è altro.
E' il nostro farci largo, lottando se ce ne fosse bisogno, in questa foresta che è la vita.
E' il percorso che compiamo per raggiungere quella che sarà la nostra meta, qualsiasi essa sia.
E' quel groviglio di emozioni che proviamo nell'attraversare la foresta, possibilmente perdendoci in essa, girando a zonzo fra i pini, i larici e le betulle, senza un senso evidente, ma per scoprire luoghi che mai e poi mai ci saremmo sognati.
E a coloro i quali sembro un superficiale, perchè sempre e comunque felice, la risposta è semplice: perchè sono in viaggio.
E mi sono perso. November 28 ITACAITACAdi Costantino Kavafis
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga fertile in avventure e in esperienze. I Lestrigoni e i Ciclopi o la furia di Nettuno non temere, non sarà questo il genere d’incontri se il pensiero resta alto e un sentimento fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo. In Ciclopi e Lestrigoni, no certo nè nell’irato Nettuno incapperai se non li porti dentro se l’anima non te li mette contro. Devi augurarti che la strada sia lunga. Che i mattini d’estate siano tanti quando nei porti - finalmente, e che con gioia toccherai terra tu per la prima volta: negli empori fenici indugia e acquista madreperle coralli ebano e ambre tutta merce fina, anche profumi penetranti d’ogni sorta, più profumi inebrianti che puoi,
va in molte citta egizie
impara una quantita di cose dai dotti. Sempre devi avere in mente Itaca raggiugerla sia il pensiero costante. Soprattutto, non affrettare il viaggio; fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu,
ricco dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca. Itaca ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo in viaggio: che cos’altro ti aspetti? E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare. November 27 Henry David Thoreau"VAI CON FIDUCIA NELLA DIREZIONE DEI TUOI SOGNI. VIVI LA VITA CHE HAI IMMAGINATO." November 26 Oscar Wilde"Per essere felici
bisognerebbe vivere.
Ma vivere
è la cosa più rara al mondo.
La maggior parte della gente
esiste
e nulla più." November 25 Susanna Tamaro"E quando poi davanti a te
si apriranno tante strade
e non saprai quale prendere,
non imboccarne una a caso,
ma siediti e aspetta.
Respira con la profondità fiduciosa
con cui hai respirato
il giorno in cui sei venuta al mondo,
senza farti distrarre da nulla,
aspetta e aspetta ancora.
Stai ferma, in silenzio,
e ascolta il tuo cuore.
Quando poi ti parla,
alzati e và dove lui ti porta."
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