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ALESSANDRO ANNUNZIATA

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Sono molto estroverso, ma non superficiale, sono un matto tutto intero, ma anche molto riflessivo...insomma, come il sole e la luna, ho due e più facce..."Uno, nessuno e centomila", come diceva Pirandello...Adoro vedere ridere le persone che mi stanno vicino e a cui tengo di più.
Amo i rapporti profondi, le amicizie vere; i rapporti superficiali non mi danno niente, quindi li evito.
Lavoro per Club Med nei villaggi, mi occupo di acquisti, e dunque sono sempre in giro.
Amo la vita e questo mio viaggio...

ALMA LIBRE

"E' la decisione dell'uomo di compiere il proprio destino che gli consente di essere veramente uomo"
November 05

04 novembre 2008

Un giorno, magari fra trenta, forse quarant’anni, tenendo sulle ginocchia i nostri nipoti, potremo raccontare che noi, quel giorno, c’eravamo.

Potremo raccontare che noi, quel 4 novembre 2008 sul quale la maestra li interrogherà domani, che noi quel giorno c’eravamo.

Potremo raccontare con orgoglio di aver sentito la voce rotta dall’emozione di quel ragazzo di colore di quarantasei anni che ha deciso di cambiare il mondo per sempre.

Si, perché alla faccia dell’ipocrisia e delle belle parole di facciata, il mondo in cui vivevamo allora, racconteremo, era ancora intriso nella stupidità e nell’ignoranza dell’odio e nella diffidenza razziale.

Racconteremo allora di quel ragazzo eletto a furor di popolo, voluto non solo da un paese intero, ma da tutto il mondo, in un periodo buio come pochi altri erano stati, per ridare speranza anche a chi, con quel paese non c’entrava niente.

Racconteremo anche di come ci siamo emozionati nel vedere gli occhi velati di commozione di chi, ancora incredulo di quello che ha fatto, si rendeva conto che era arrivato dove voleva arrivare e che iniziava a comprendere che il bello iniziava allora, di chi cominciava a capire le responsabilità che milioni e milioni di persone gli avevano dato, e che se non fosse stato abbastanza forte avrebbe rischiato di rimanere schiacciato da queste.

Davanti alle facce, magari un po’ annoiate dei nipoti che ascoltano i nonni parlare, racconteremo con sicuro orgoglio che noi quel giorno c’eravamo, e che abbiamo visto il mondo cambiare per sempre.

October 16

Il prezzo della Libertà

Ve lo siete mai chiesto..Qual’è il prezzo della libertà?

Qual’è il prezzo della libertà che ogni giorno ci gustiamo?

Quanto è costata quella libertà di cui oggi gli uomini di potere si riempiono la bocca, senza comprenderne spesso il significato stesso della parola?

Eh?

Quanto?

Ve lo siete mai chiesto?

Qual’è il prezzo della mia libertà?

..

Io me lo sono chiesto nei giorni scorsi, quando sono riuscito finalmente a realizzare un mio sogno: visitare i luoghi dello sbarco in Normandia, visitare quelle spiagge che il 6 giugno di 64 anni fa hanno cambiato la storia del mondo.

..

Bassa Normandia, località di Colleville, un paesino di poche anime ad un centinaio di chilometri da Caen, la città più popolosa del nord della Francia: un paesino come tanti altri che compongono la Normandia, regione di un fascino stupendo e di una natura praticamente incontaminata.

Sparuti gruppi di case in assoluto stile nordico, contendono pochi metri quadrati ai campi di mais, orzo e cereali della zona: la vera ricchezza della regione.

Un paese come tanti altri, se non fosse per quella lunga spiaggia, che sembra quasi prolungarlo verso il mare, facendolo scivolare in esso.

..

Nebraska, Località di Omaha, città di quattrocento e rotti mila abitanti, in uno dei più anonimi stati degli Stati Uniti, città natale di Marlon Brando.

..

Nove mila, trecento e ottanta sei croci di marmo bianco, tutte girate verso Ovest, verso casa..

..

Che cos’hanno queste tre cose in comune?

Da cosa cavolo potranno mai essere legate uno sperduto paesino nel piovoso nord francese, un’anonima cittadina americana, nove mila trecento e ottanta sei croci di marmo bianco?..

La risposta è semplice: insieme a tanti altri luoghi, e a tante altre croci dello stesso tipo, di un segno o di un altro, di un materiale o di un altro, tengono in vita la nostra libertà, ogni giorno.

..

Credete che quei ragazzi, della nostra stessa età, si siano mai chiesti in quei giorni, in quegli anni, se fosse stato giusto morire così, guardare in faccia alla morte da così tanto vicino al punto di essere trascinati via con essa?

La risposta sta nelle parole di quelle che, dalla morte, si sono strappati via.

Sta negli occhi dei reduci che camminano attraverso le croci di Omaha Beach, cercando un loro amico, un loro conoscente, uno che era al loro fianco quel giorno.

Quelle croci sono lì a ricordarci ogni giorno qual è il prezzo della libertà.

E solo camminandoci nel mezzo, passandoci attraverso, sfiorandole, immergendosi nel rispettoso silenzio di quel luogo sacro, si può capire quale sia quel prezzo, e quanto alto sia.

Volevano morire quei giovani?

Non credo proprio.

Ma sono morti.

Per i nostri nonni, i nostri padri, per noi, i nostri figli, i figli dei nostri figli e così via.

Sono morti per quella libertà di cui oggi troppo spesso ci dimentichiamo.

Sono morti per quella libertà che sempre più spesso è data per scontata.

Che oggi, sempre più spesso, è calpestata e muore assieme a loro.

E’ quello il prezzo della libertà?..

Provate un po’ a chiedervelo.

 

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April 28

Sottovoce

E' tanto che non scrivo, è vero.
Ma questo periodo di "staticità fisica", non collima per niente con quel solito vulcano interiore con cui mi devo confrontare da 27 anni.
Questo mio periodo che sto vivendo qui, mi sta confondendo tanto le idee per quanto riguarda certe cose, mentre me ne sta chiarendo delle altre.
Di certo, quello che sto capendo, è la conferma di quello che già sapevo, cioè che qui non mi piace vivere, non condivido certi aspetti, certi atteggiamenti, certi modi di fare, di vivere, di comportarsi.
Prima pensavo che fosse soltanto l'effetto "Club Med", ma ora ho la conferma che non è quello.
Sono stanco della chiusura mentale di tante persone, dei forzati stereotipismi, delle frasi fatte e delle parole dette giusto per mettersi a posto la coscienza.
Detto questo, negli ultimi 3 anni mi sono trovato a fare delle scelte che, e ne ero consapevole, hanno cambiato radicalmente la mia vita.
Non rinnego niente di quello che ho fatto.
Questo mio intervento, dopo un paio di mesi dall'ultimo, per chiedere scusa a tutte quelle persone che in questi ultimi anni e mesi ho lasciato da parte, ho obbligato a sopportare i miei sbalzi di umore, ho "lasciato" e poi "ripreso" più volte.
Volevo chiedervi scusa perchè, e ne sono consapevole, non è facile essermi amico e starmi accanto.
E quindi, a maggior ragione, vorrei dirvi grazie per quello che avete fatto, state facendo e farete per me: grazie perchè mi avete capito, mi capite e, anche se spesso vi faccio incazzare, mi capirete.
Ma soprattutto grazie per l'onestà che da sempre avete nei miei confronti, quell'onestà vera e sincera, per dirmi le cose belle e meno belle.
Non è un periodo semplicissimo per me, ma sicuramente c'è gente che sta peggio, soprattutto perchè non hanno la fortuna di avere gente come voi al loro fianco.
E volevo dirvi questo qui, un po' sottovoce, un po' urlandolo a tutti.
Insomma, si, ancora una contraddizione. Come da sempre sono.
 
Lale
February 23

YOULALE

 
TUTTI I VIDEO DEL LALE..
 
Dai video con i soci, al cabaret Club Med, passando per Micheal Jordan e la serata del pinguino..e tanto tanto altro..
February 16

Dal letargo invernale..

Ok.
Eccomi di nuovo qui.
Si, è vero..
Dai, ok.
Avete ragione.
Ammetterlo mi costa, lo sapete, ma avete ragione.
Dove sono finito negli ultimi mesi?
Sballottato qua e là da questa vita pazzerella che mi ha fatto fare un po' di giretti che voleva lei.
In ogni caso, un po' rannicchiato in me e nelle mie, ormai abituali, turbe.
Quei momenti di stacco dalla vita, in cui ogni tanto cado.
Beh, penso sia normale, dopo 8 mesi al Med e, soprattutto, dopo una miriade di novità, tutte insieme, tutte in una volta.
Non fraintendetemi, nella vita non mi sono mai annoiato, ma questi tre mesi da quando sono tornato, beh, sono stati a dir poco intensi, che ci sarebbero voluti un paio di Lale per viverli.
E quindi ecco perchè mi sono chiuso dentro in quel barattolo in cui mi rifugio di tanto in tanto, per cercare di assimilare un po' tutto.
Ed ora eccomi qui, di nuovo vivo, di nuovo pronto a correre incontro alla vita, e non più a nascondermi da essa.
Beh, vi devo dire la verità, in questi giorni sto sentendo la mancanza del Med.
La mancanza delle persone con cui ho condiviso tanti momenti, la mancanza di un ambiente comunque unico, nel bene e nel male, la consapevolezza di quello che è stato vivere due anni intensi.
Ed ora tutto questo mi manca.
Solo chi ha lavorato al Med o lontano da casa, e ha creato con tante tante persone rapporti speciali e intensi, penso che possa capire quello che provo ora.
Qualcosa di forte.
Non vi nascondo che è qualche giorno che sto valutando la possibilità di ripartire, di riprendere le valigie e andare..
Ma non è così semplice, non è così scontato..
Va beh, vedremo..
Di certo sto capendo ora che inizio ad essere grande.
Che ognuno comincia a crearsi una propria vita e un proprio percorso.
Ma anche che certe persone non le perderai mai.
Che certi rapporti non si spegneranno mai.
Che qualche persona ti accompagnerà in quel tuo viaggio verso Itaca.
 
Buona proseguio di viaggio a tutti.
Lale
 
February 04

IL CORAGGIO DI PARTIRE

Ce ne vuole di coraggio, al giorno d'oggi, per mollare tutto, lasciarsi alle spalle gli agi e le comodità di una vita in cui non ci manca nulla, e gettarsi alla ricerca di un qualcosa che non esiste più, di un qualcosa che ormai è solo il contorno sbiadito della nostra esistenza.
Quella natura così forte e così potente tanto da potersi permettere di restare in silenzio mentre, ogni giorno, viene maltrattata da quell'uomo che tanto gentilmente si è apprestata ad ospitare.
Di coraggio, dicevo, ce ne vuole davvero tanto, per decidere di ributtarsi nelle mani di madre natura, tanto buona quanto inospitale per noi, ormai troppo snaturati umani.
E di quel coraggio, Chris McCandless, o come meglio preferiva farsi chiamare, Alexander Supertramp, ne aveva da vendere.
Ventidue anni, appena laureato, una brillante carriera davanti, 25000 dollari in tasca, un auto e una famiglia più che agiata alle spalle.
Eppure, tutto questo, doveva essere un peso per lui.
Come un San Francesco dei tempi moderni, dona tutto in beneficenza, brucia l'auto, e con uno zaino e nemmeno un dollaro in tasca, sparisce dalla circolazione.
In poche righe, a parenti ed amici, la spiegazione di quella sua partenza, di quel suo bisogno impellente di ricongiungersi alla natura, di ritornare a vivere veramente, di raggiungere quell'Alaska che per lui rappresentava la vita vera.
Vive per circa due anni nell'Ovest degli Stati Uniti, dove vive di quello che trova, dove lavora saltuariamente in diversi posti, dove racimola qualche soldo che gli permetta di rimettersi in viaggio prima che, parole sue, possa adagiarsi e trovarsi bene in qualche luogo.
La sua sfida sta nel rimettersi in gioco ogni giorno.
La gente che incontra per strada, lo ricorda come un ragazzo riservato, gran lavoratore, col sorriso sempre sulle labbra.
In una lettera ad un suo amico di viaggio, scrive:
"C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo , dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà, non esiste niente di più devastante che un futuro certo.
Il vero nucleo dello spirito vitale di una persona è la passione per l’avventura.
La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze e quindi non esiste gioia più grande dell’avere un orizzonte in continuo cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso. Non esitare o indugiare in scuse. Prendi e vai, Sarai felice di averlo fatto."
E' il 1992, quando un cacciatore trova, in Alaska, un corpo in forte decomposizione all'interno di un vecchio pullman abbandonato.
Accanto al corpo, un piccolo diario e alcuni libri.
All'interno del pullman, graffiti e frasi celebri sottolineate.
Da "La felicità familiare", di Tolstoj:
“Volevo il movimento, non un'esistenza quieta, volevo l’emozione, il pericolo, la possibilità di sacrificare qualcosa al mio amore.
Avvertivo dentro di me una sovrabbondanza di energia, che non trovava sfogo, in una vita tranquilla”
 
January 06

EUROPA E RICORDI UNIVERSITARI - di Umberto Broccoli

Cara la mia vecchia Europa, quante parole...Voci. Voci e parole scritte, per fissare un momento della memoria. Come è necessario. Come è bello rileggere questi copioni, dopo tempo: se vede il cambiamento, si rivivono situazioni, riaffiorano ricordi lontanissimi...Cara mia vecchia Europa. Ho ripreso un vecchio diario. Un quaderno dei tempi dell' Università. Un quaderno dove uno studente di ieri appuntava le riflessioni. Come sono lontane quelle riflessioni, e quello studente è un' altra persona rispetto all' uomo di oggi...Ho ricordato: "Chi legge ha fretta", mi diceva Massimo Pallottino, un vecchio professore dell' Università di Roma. Un professore all' antica, pronto a stracciare tesine d' esame, pagine di tesi di laurea, articoli vari, perché prolissi. Sembra una contraddizione. Quando si vuole descrivere una emozione, sembra sia necessario riempire pagine e pagine, con parole, parole, parole...Ma non è indispensabile. Uno scarabocchio, riassume molto più e molto meglio di centomila parole, mia vecchia Europa. Uno scarabocchi nervoso può essere la spia di un disagio profondo, di un amore tradito, di una passione negata, molto più di centomila poesie...Cara mia vecchia Europa: per tutto un periodo molte persone criticavano il parlare per slogan, l' uso delle frasi ad effetto, ritenendo questo una derivazione dell' affermarsi di radio e televisione. In realtà non è così. Essere stringati, essere essenziali è una caratteristica dei grandi pensatori, da sempre. In poche righe si esprime L' infinito e fa sorridere la domanda posta agli alunni, dopo il tema in classe: "quante righe hai scritto?". Come se la capacità di raccontare si potesse misurare in righe. O a misura, come la pizza a taglio. Riflettiamoci su, mia cara vecchia Europa....Talvolta scrivere tanto, riempire i fogli bianchi di parole, può nascondere la voglia di sfogarsi, di riempire i vuoti dell' anima. Per cui non si bada alle righe, perché quelle righe non bastano mai. Ma è un' eccezione esistenziale, giustificata da una mancanza, riconoscibile in una assenza. "Chi legge ha fretta", diceva Massimo Pallottino, mia Cara vecchia Europa. Ma anche chi ascolta ha fretta. Risparmiamo tempo e parole: avremo più tempo per vivere e parole per raccontarlo.

January 03

La danza della neve

Sui campi e sulle strade
silenziosa e lieve
volteggiando,
la neve cade.
Danza la falda bianca
nell'ampio ciel
scherzosa,
poi sul terren si posa
stanca.
In mille immote forme
sui tetti e sui camini,
sui cippi e sui giardini
dorme.
Tutto d'intorno è pace;
chiuso in oblio profondo,
indifferente il mondo tace.
 
(A. Negri, Poesie)
November 23

Un giorno di pioggia

Scende.
Lenta e silenziosa.
Spengo la luce e resto in silenzio.
Il suo ticchettio sul tetto
mi mette allegria.
E' vita che scende,
che avvolge il mondo,
che penetra nella terra.
E' succo di vita.
Un brivido.
Sorrido.
E rinasco.
Sono ancora vivo.
November 22

Il tempo non torna più

Spesso le nostre giornate si complicano
mentre le perplessita' rimangono qui
E ci si sposta lontano
in un orizzonte piu' strano
E i conti gia' fatti non tornano mai
No il tempo non torna piu'
e ieri non eri tu
oggi chi sei?
Cos'e' che cambia la vita in noi?
E quello che adesso hai
domani non lo vorrai
Spesso le nostre coscienze ci mormorano
frasi che poi nascondiamo dentro di noi
e ci sentiamo colpiti
per come veniamo cambiati
parole nascoste non escono mai
No il tempo non torna piu'
e forse rimani tu con quello che hai
cos'e' che grida nascosto in noi?
stanotte non dormirai
ma non capirai
No il tempo non torna piu'
e ieri non eri tu
oggi chi sei?
Vedi il tempo non torna piu'
No il tempo non torna piu'
vedi il tempo non torna piu'
No il tempo non torna piu'
 
- Fiorella Mannoia -
November 21

20 novembre 07

8 e 07 di un martedì mattina di metà novembre.
Il cielo grigio e l'aria gelata preannunciano quanto meno una spruzzatina di neve.
Parcheggio l'auto, scendo e mi incammino.
Vedo l'edificio: le pareti fresche di pittura stonano un po' con il cielo di oggi.
Tiro un po' su il bavero del cappotto, e infilo dentro la testa: non mi aspettavo facesse così' freddo oggi.
Oltrepasso il cancello.
"Obitorio. Orario di apertura feriali 08.00-12.00, 14.00-18.00"
Spalanco la porta, uno sbuffo d'aria calda mi investe in pieno volto, come un gancio destro.
Scuoto la testa. Proprio non me lo aspettavo.
Saluto con un cenno del volto l'infermiere all'accoglienza e tiro dritto verso l'ascensore, come se fosse una cosa naturale, come se lavorassi lì da anni.
Entro nell'ascensore. Piano -2.
Si spalancano le porte.
Le pareti colorate di un grigio quantomai triste, mi danno il benvenuto.
Mi incammino attraverso il corridoio.
"Camera ardente 1..2..3..4..5".
Eccomi arrivato.
Apro la porta.
Ed eccola lì, sdraiata su un lettino in ferro, nel suo vestito anch'esso di un grigio tenue..Per fortuna ho deciso di mettere un maglioncino bianco oggi, penso.
Di fianco a lei un signore della stessa età, all'incirca.
E' strano, penso. Nel giorno della tua partenza ti trovi sdraiato a fianco di qualcuno che non conosci, che non hai mai visto.
Poco male, penso, alla fine davanti alla morte siamo tutti uguali, siamo tutti identici.
Prendo una sedia e mi accomodo.
La stanza coperta da una vernice lilla non aiuta certo a pensare ad altro; l'assenza di mobili e di qualsiasi accessorio d'arredo ti danno proprio l'idea di un luogo di passaggio, di una sorta di purgatorio moderno.
La guardo.
Sembra che dorma.
Penso allora che è proprio vero allora, che nella vita siamo niente, che non contiamo assolutamente niente.
Ora ci sei, ora non più.
Basta niente.
Basta un attimo, un istante.
E non ci sei più.
E ti ritrovi lì, quel corpo vuoto disteso su un freddo lettino d'acciaio, bocca e culo tappati per non fare uscire quello che hai dentro, rosario in mano e vestito della festa.
Il corpo senza vita è come una scatola vuota a cui hai tolto il contenuto: non serve assolutamente a niente.
..
No.
Io non voglio finire così.
Piuttosto la cremazione.
E la dispersione.
In mare magari.
Per non finire mai quel viaggio che ho iniziato da vivo.
Per continuare a navigare verso Itaca anche quando quella scatola sarà ormai vuota.
November 16

...

Eccoci qua..
Diciamo che il ritorno da quel di Kamarina, quest'anno è stato sicuramente di quelli che non ti dimentichi più nella vita.
Pazienza.
Ora sono qui.
Vi dico la verità, mi fa ancora piuttosto effetto pensare che ho chiuso una pagina importante della mia vita, e che ora mi trovo di nuovo qui nel paesello.
Pero ora mi prenderò un po' di vacanza, poi si vedrà..
Se c'è una cosa che ho imparato in quest'anno, è che è inutile avere fretta, molte volte ci vuole pazienza, e lasciar fare alla vita.."Niente paura, ci pensa la vita"..
E allora iniziamo proprio così, dalla partenza domani per quel di Roma per assistere domenica sera al concerto del Liga..
Con gli amici, quelli di sempre, con la compagnia giusta e il morale bello alto..
Una partenza giusta in un giusto periodo.
Quel che ci voleva.
 
Buon viaggio a tutti
Lale
November 13

Kamarina, 11 novembre 07

Ciao nonno,

 

da poco ho appreso della tua morte, e allora mi sono fermato un po’ a pensarti.

Se c’è una cosa che ci hai lasciato, nonno, è la forza, la caparbietà per non mollare mai e il sorriso per superare qualsiasi ostacolo nella vita, la serenità di chi guarda in faccia alle difficoltà di ogni giorno e, quasi irridendole, sembra dirgli “non mi avrete mai”.

Se oggi sono così, nonno, lo devo anche a te.

Il tuo carattere forte e deciso lo si può vedere in tutti i tuoi figli, la caparbietà e la gioia di vivere negli occhi dei tuoi nipoti.

È per questo che mi viene da sorridere pensandoti, ricordando tutti i momenti passati insieme.

Sembra di ieri nonno, il  50° anniversario di matrimonio con tua moglie Lidia, a cui hai cercato fino all’ultimo di strappare un sorriso che riuscivi sempre e comunque ad ottenere.

Sembrano ieri le giornate in cui facevi arrabbiare i tuoi figli ed i rispettivi consorti per la tua ostinatezza nella patente, nel lavoro nell’orto, nel voler fare sempre e comunque di testa tua: ti confesso, nonno, che mi veniva da sorridere, perché ritrovo la tua stessa ostinatezza e decisione in tutta la nostra famiglia, in tutti noi.

Sembrano ieri le vigilie ed i natali passati insieme, le feste in famiglia, la laurea di Fede e la mia, le sveglie alle 4 del mattino d’estate per fare la salsa e la nostra sorpresa nel trovarti sempre e comunque là prima di noi, i “ma di chi è questo gollo??” nelle partite a calcio balilla, il matrimonio del Fede e della Sere, le giornate a parlare della guerra e di tutto quello che avevi passato, sempre con il tuo sorriso sulle labbra.

Sembra ieri, nonno, quando a metà luglio, di ritorno a casa, mi dicesti “chissà se ci rivedremo ancora”, ed io ti risposi di non dirlo neanche per scherzo, e ti promisi che ci saremo rivisti a novembre.

Beh, nonno, ho mancato la promessa di qualche ora, ma sono sicuro che mi perdonerai.

D’altronde nonno, mi ripetevi sempre “è passata anche questa”.

Sono sicuro che anche oggi, guardandoci tutti, ci diresti, sorridendo, “non preoccupatevi, anche questa è passata”.

Hai ragione tu nonno, anche questa è passata.

E da oggi, lì vicino ai tuoi fratelli e sorelle, accanto al nonno Francesco, so che avremo un angelo in più che ci protegge, un angelo in più su cui poter contare.

Un angelo di nome e di fatto.

Grazie nonno.

November 05

Kamarina, 05 novembre 07

Le settimane sono passate veloci, il tempo si sa che si accorcia quando lo si vorrebbe allungare e viceversa.
innanzitutto volevo ringraziare tutte le persone, amici, amici "virtuali" e anche qualche passante casuale che. in queste settimane, mi hanno detto la loro via messaggi, email, e sullo stesso blog. Grazie perchè le vostre parole, talvolta dure, talvolta più decise, ma sicuramente sincere, mi hanno fatto riflettere.
Beh, io una risposta a quella domanda, sinceramente non l'ho trovata.
O meglio.
L'ho trovata, ma in questa situazione non mi sembra applicabile.
Chi mi conosce sa che sono una persona impulsiva, che vive di stimoli, che agisce d'istinto. Beh, sono d'accordissimo con tutti quelli che mi hanno detto che nella vita vale la pena mollare tutto per inseguire un amore, per inseguire la vera felicità, quella che solo poche persone riescono a darci, quella luce negli occhi che solamente qualcuno riesce a trasmetterci.
Sono d'accordo con voi.
Nella vita non esiste niente che valga di più.
Ma certe volte bisogna arrendersi all'evidenza e ricordarsi che, comunque, non si è mai soli.
Per fare una coppia, che si stia parlando di carte, amici o amori, bisogna essere sempre in due.
E se l'altra carta non la pensa come la vostra, beh, allora tanto vale rendersi conto che forse, tanto giusta quella carta non era.
Ci ha dato l'illusione, forse ce lo siamo immaginati noi, forse in controluce sembrava quella giusta, ma appena distolti gli occhi dal sole, ci accorgiamo che, alla nostra carta, ci somiglia soltanto.
Oppure, ed è più probabile, abbiamo solo voluto credere che fosse la carta giusta.
Ci è servito per tirarci fuori.
Ci è servita per ricominciare a vivere.
Ci è servita per capire che non siamo morti, che stiamo ancora vivendo, che da qualche parte quella carta giusta, in realtà c'è, ed esiste veramente.
Sarà tutto questo.
Sarà che forse, è meglio crederla così, piuttosto che pensare che era la carta giusta, al momento sbagliato, nel posto sbagliato.
Pazienza.
Di certo, quella morsa allo stomaco mi mancava.
Di certo ho capito che, alla fin fine, dopo tanti discorsi, non sono cambiato.
Sono sempre lo stesso, impulsivo, che vive di emozioni..
Con una crosta bella dura intorno che mi si è formata negli anni, ma sempre lo stesso.
Un Lale bello croccante, insomma.
E allora..Niente paura, dice qualcuno..
E allora niente paura.
Ci pensa la vita.
 
Buon viaggio a tutti
Lale
October 06

Kamarina, 06 ottobre 2007

Non è per niente semplice, dopo quasi tre anni di aridità interiore, ritrovarsi di colpo catapultati in un mondo che non si conosce più, in un qualcosa che sembra più grande di noi.
Chiamatelo amore o chiamatelo come volete, il concetto è sempre lo stesso: lo evitiamo, cerchiamo di stargli alla larga, di evitarlo, ma quando meno te lo aspetti ti risalta addosso, e per levartelo fai una gran fatica.
Anche perchè, diciamocelo chiaramente, alla fine quella copertina addosso ci sta anche bene, stiamo bene circondati da quel calore che ci risveglia dal tepore invernale.
Sarà l'età che inizia ad avanzare, sarà che a questa persona, giorno dopo giorno, mi sono legato sempre di più; sarà perchè erano anni che non stavo così bene, sarà perchè ho trovato una persona maturia con cui confrontarmi, e una pazza scatenata a cui piace divertirsi; sarà perchè ormai mi riesce sempre più difficile trovare una persona che mi interessa, sarà perchè arriva un giorno in cui ti svegli, ti strofini le mani e inizi a chiederti che cavolo devi fare della tua vita.
Sarà tutto questo, ma non riesco più a vivere un rapporto con una persona con l'incoscenza di qualche anno fa.
Soprattutto quando penso che fra qualche settimana ci separeremo e poi, chi lo sa. Lei nella sua nazione, io nella mia.
Solo allora sapremo quanto, quello che abbiamo costruito, sarà servito
E qui vi chiedo un consiglio, a chiunque voglia dire la sua: è giusto continuare un rapporto, una storia, quando sai che gli ostacoli da superare vanno anche al di là delle tue possibilità?
Sareste capaci voi di rivoluzionare la vostra vita, di cambiarla totalmente, di mettervi in gioco completamente per inseguire un amore?...
L'amore, croce e delizia...
D'altronde, come diceva Shakespeare, "E che cos'è l' amore, se non una pazzia mite, un' amarezza che soffoca, una dolcezza che da sollievo?"
 
Buon cammino a tutti
Lale
September 22

.

Sono successe talmente tante cose dal 17 agosto scorso, dall’ultimo intervento che ho fatto, che ora come ora stare a raccontarle tutte, mi prenderebbe tempo ed energie che non ho, o che forse più semplicemente non voglio avere…

Un po’ perché si tratta di un periodo brutto, di un periodo che di sicuro ha lasciato il segno dentro ognuno di noi.

Un po’ perché periodi come quello appena passato, vi assicuro, non si augura a nessuno di viverli.

Sta di fatto che questo periodo sembra passato.

Per fortuna, anzi, grazie al Padre non mi ha toccato direttamente e anzi, quando sono stato chiamato in causa, diciamo così, sono stato sempre protetto e aiutato da quella grande mano che sta sopra di me e che mi protegge in tutti i momenti difficili.

E quel Padre che da sempre mi protegge e mi dona forza e gioia di vivere, mi ha ridato motivi e motivazioni per riprendere il mio cammino verso quella Leggenda Personale che sto inseguendo, verso quell’Itaca che mi sono impresso sul polpaccio e che, con grande gioia e stupore, ho ritrovato nella prefazione de “Lo Zahir”, di Paulo.

Già, Itaca.

Mettersi in viaggio per Itaca, innanzitutto, vuol dire essere liberi.

Essere liberi di viaggiare, di scegliere il cammino che ci porterà, liberamente, verso la nostra meta, verso Itaca stessa.

Dice Coelho, sempre nello stesso libro:

“…la libertà è sempre stata la cosa che più desidero e rispetto a questo mondo. […]

Non mi pento dei momenti in cui ho sofferto, porto su di me le cicatrici come fossero medaglie, so che la libertà ha un prezzo alto, alto quanto quello della schiavitù. L’unica differenza è che si paga con piacere, e cono un sorriso, anche quando quel sorriso è bagnato dalle lacrime. […]

Libertà non è l’assenza di obblighi, bensì la capacità di scegliere e impegnarmi in ciò che ritengo sia meglio per me.”

Non vi nego che, specialmente in questo periodo, mi capita spesso di sentirmi in gabbia, di sentirmi chiuso in una condizione dalla quale non riesco ad uscire.

Trovare i lati positivi anche quando sembra non essercene, questa è quanto sto cercando di mettere in pratica in questo periodo.

Di vero c’è che, ed ora ne ho la certezza, il Club non fa per me, questo mondo non mi appartiene.

Non ho niente da spartire con la maggioranza dei signori che vivono qui, che mangiano e si nutrono di Club.

Il sentirmi in gabbia è dovuto al fatto che, per il lavoro che voglio fare, non è semplice uscirne…

Un po’ di cose si stanno muovendo…

Mi auguro di cuore che la speranza che c’è dentro di me, quella speranza e quella voglia di evadere verso qualcosa di nuovo, verso qualcosa che realmente mi gratifichi, emerga.

Alle mie spalle, in camera, ho appeso un poster: un tramonto su una costa; un faro; il sole velato da nuvole che sembrano presagire tempesta; il male stranamente calmo; “THERE IS HOPE”, “C’E’ SPERANZA”, stampato sotto.

Non chiedetemi perché l’ho comprato, non saprei nemmeno rispondervi, e lo sapete.

So solamente che C’E’ SPERANZA, veramente.

Basta credere in noi e in quell’Itaca che inseguiamo ogni giorno.

Dice Goethe: "Non è abbastanza fare dei passi che un giorno ci porteranno ad uno scopo; ogni passo deve essere lui stesso uno scopo, nello stesso tempo in cui ci porta avanti."

Ogni passo verso Itaca, è lui stesso una piccola Itaca.

Ogni giorno dobbiamo perseguire quell’Itaca che abbiamo dentro, come se fosse l’ultimo giorno del nostro cammino.

Questo ho imparato fino ad oggi.

Solo se crediamo fermamente in noi, solo se desideriamo ardentemente qualcosa, riusciremo ad ottenerla.

E, nel caso non dovessimo riuscire a raggiungerla, non sarà un insuccesso.

Sarà una piccola deviazione verso quell’Itaca che, comunque, ci attende.

Buon proseguimento di viaggio a tutti.

Lale 

August 18

17 agosto

Si.

Quello di cui ho bisogno ora è proprio un bel viaggio.

Avrei bisogno di un bel viaggetto tutto per me.

Un bel viaggio di quelli in cui l’itinerario lo decidi tu, al mattino, quando ti svegli.

Ti alzi, prendi lo zaino, ed in base all’umore, via…si girovaga senza un senso apparente.

Già.

Ed invece mi trovo qui, “rinchiuso” in 92 ettari di villaggio, e in un posto di cui, per essere sinceri, proprio non ne posso più.

Va beh, ormai mancano 3 mesetti circa alla fine della stagione, vivo pensandola così.

Dopo allora, qui, forse, ci verrò solamente per trovare le persone che qui ho conosciuto e che in questi due anni mi sono state vicine e con cui ho formato dei bellissimi legami.

Fra qualche settimana, in teoria, si dovrebbe anche iniziare a sapere le proposte per quest’inverno, e da lì deciderò un po’…

Oddio, non è che mi aspetti chissà che, vedremo…

Di certo però, c’è una cosa: se non mi andrà bene, non partirò.

E poi c’è sempre quell’altra cosa lì in ballo che, beh…no, non voglio neanche pensarci, vedremo…so solo che non voglio illudermi, e quindi neanche ne parlo…

Comunque, di certo c’è che questo mondo, lo voglio girare…da solo o in compagnia, per lavoro o per pura crescita personale, quello che voglio fare è viaggiare.

Per fermarsi, ci sarà tempo, un giorno…

O forse anche no, poco importa…

Quello che è davvero importante per me, è alzarmi al mattino e sapere che, di questa vita, dell’unica vita che mi è stata donata, non voglio sprecare neanche un’alba e, al tramonto, sapere che ho usato fino in fondo un’altra giornata del mio viaggio, senza aver tralasciato niente, avendo preso tutto quello che c’era da prendere.

Averla vissuta tutta, insomma.

Fino in fondo.

Fino all’ultima goccia di sudore.

Fino all’ultimo respiro.

Allora si mi potrò addormentare davanti a quel tramonto, sognando la nuova alba che sarà.

Ed in quella terra di mezzo, in quel limbo tra il noto e l’ignoto, tra il buio e la luce, tra la notte ed il giorno, abbandonarmi a quel sogno perfetto che si chiama Gioia.

 

Buon viaggio a tutti

Lale

12 agosto ‘07

 

 

Forte e incessante nella mia testa risuona la domanda: “Starò prendendo tutto quello che posso da questa vita? Non sto tralasciando niente?”. E soprattutto: “Sto facendo le scelte giuste? O sto gettando la mia vita, sto sprecando il mio tempo per qualcosa per cui non vale la pena, solo perché non ho il coraggio di fare delle scelte forti, di seguire quella strada che sogno, di prendere per mano con forza la mia vita e trascinarla dove voglio io invece di farmi trascinare?”

La verità è che, quando mi trovo in quegli “spazi bianchi” di cui parla Coelho nel suo ultimo libro, in quei silenzi tra un tocco e l’altro di Ludovico sul suo piano, in quegli attimi, in buona sostanza, in cui mi fermo, riesco a scendere dalla giostra su cui sono seduto, e  mi prendo qualche minuto per me, ASCOLTANDO e non solamente SENTENDO quella vocina che mi parla dentro…beh, in quegli attimi, in quei frangenti, la vera parte di me viene fuori, esce allo scoperto, si rivela e quella vocina, urla incompletezza, grida insoddisfazione…

Insoddisfazione perché dentro me sono consapevole che questa non è la mia strada.

Questa è semplicemente la strada più semplice, quella più battuta.

Dentro me so che non è realmente questo quello che voglio per me, per la mia vita.

Non è questo il modo in cui voglio servire gli altri, non è questo il modo in cui voglio farmi strumento di quel Padre che da sempre mi ama, che da qualche anno mi si è rivelato e che mi chiede qualcosa di più dalla mia vita.

No.

La mia vita non è questa.

O meglio.

Non è questo che voglio per la mia vita.

Penso e sono convinto che ci siano cose ben più importanti che prevaricano tante tante altre cose.

Forse è per questo motivo che tralascio quelle “tante tante altre cose”: forse è proprio questa la ragione per cui sono distaccato, assente, indifferente a quello che tanti altri ritengono come un qualcosa di prioritario.

Forse è proprio per questo che mi sento sempre dentro quel senso di insoddisfazione e incompletezza.

Beh, già il fatto di averlo ammesso, in fin dei conti, è un passo avanti.

Scrive Coelho: “Il guerriero della luce crede. Poiché crede nei miracoli, i miracoli cominciano ad accadere.”

Ed io credo.

 

July 24

La sorgente

"Sii come la fonte che trabocca
e non come la cisterna
che racchiude sempre la stessa acqua."
 
 - Paulo Coelho -
 
Si riparte, destinazione Club Med Kamarina, almeno per i prossimi tre mesetti e mezzo.
Con nuove strade davanti,
nuovi orizzonti,
nuove speranze,
rinnovato entusiasmo.
 
E con quella vocina che mi urla dentro che, sempre, comunque, e ovunque, Qualcuno che mi amerà al di sopra di qualsiasi cosa, c'è, ed è sempre al mio fianco.
Semplicemente, grazie.

July 20

Le due strade

Robert Frost disse:
 
Davanti a me c'erano due strade.
Io ho scelto la strada meno battuta,
e questo ha fatto la differenza.
 
Notte insonne.
Sarà che non riesco a non pensare che il mio cuginone fra poche ore si sposerà.
Sarà il tatuaggio nuovo che mi pulsa e non mi fa addormentare.
Sarà che la giornata di ieri, inaspettatamente, è stata ricca di colpi di scena e di sorprese.
Comunque sia, mi ritrovo qui a scrivere dopo più di quattro mesi dalla mia partenza.
Non che là non abbia mai avuto un momento per fermarmi e riflettere, anche se chi ha lavorato in villaggio sa che non è affatto semplice poterlo fare.
In questi mesi ho scritto, ma non qui, e quindi i miei pensieri e quello che mi è successo è rimasto impresso su carta, su un bel quadernino giallo sistemato a fianco al mio letto.
Detto questo, non posso fare a meno di starmene qui nel letto e pensare a come sia incredibile e fantastica la vita: quando proprio non te lo aspetti, e sei sulla tua stretta vietta di montagna, giri l'angolo e ti si aprono davanti quelle due famose stradine...
Ora, come fare a sapere qual'è la meno battuta...diciamo che io un'idea ce l'ho.
Mi auguro solamente che quella strada lì, davanti a me, si apra veramente.
E se questo dovesse realmente, alla fine, fare la differenza, vorrà dire che ancora una volta, l'amore e la forza che da 26 anni Lui mi dona, anche nei periodi in cui sembra scomparire e mettersi da parte, beh, vorrà dire che ancora una volta avrà avuto Lui ragione.
E questo non può che rendermi felice.
 
Buon cammino a tutti.
 
 
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